14. PEDAGOGIA E SCUOLA DEL POSITIVISMO ITALIANO

Questo dipinto (La scuola del villaggio, opera di Giuseppe Costantini del 1870) ci restituisce l’immagine di una scuola di campagna a fine Ottocento. Nell’Italia post-unitaria l’analfabetismo rappresenta un’emergenza e la situazione della scuola, in particolar modo nelle campagne, è problematica: le aule scolastiche sono spesso ricavate in ambienti di fortuna e allestite malamente, mentre gli alunni, per la maggior parte malvestiti e scalzi, dimostrano scarso interesse per le parole del maestro, la cui condizione giuridica ed economica è peraltro assai precaria.

Che posto ha l’Italia nel panorama del positivismo pedagogico? Il nuovo movimento di pensiero si afferma in Italia nel periodo post-unitario, intorno agli anni Settanta dell’Ottocento, fino all’inizio del nuovo secolo. In questa unità incontrerai i suoi massimi esponenti: Roberto Ardigò, che introduce la lezione «delle cose», anche se non rinnega le vecchie modalità della comunicazione didattica, e Aristide Gabelli, che applica il modello scientifico al processo di apprendimento-insegnamento al fine di sviluppare il pensiero critico dell’alunno.

Scoprirai poi la nascita del sistema scolastico nazionale, che tra mille difficoltà si propone di instillare nelle giovani generazioni un’idea di patria e di cultura comuni. La gran parte del peso di questa importante sfida è affidata alla scuola elementare e, in particolare, alle maestre, che spesso si trovano a lavorare in condizioni economiche e sociali disagiate. La missione del “fare gli italiani” si scontra con tante difficoltà ben evidenziate, ancor prima della nascita del nuovo Stato, da Carlo Cattaneo, che propone un modello di scuola alternativo a quello ufficiale.