approfondiamo  LA PEDAGOGIA ISLAMICA

L’educazione islamica si fonda sui valori e i modelli comportamentali della religione islamica. La radice S-L-M del termine arabo islam rimanda all’idea di “sottomettersi”, “abbandonarsi in modo incondizionato a Dio”. L’islam, infatti, regola in tutto e per tutto la vita di coloro che lo praticano. Le sue fondamenta sono nel Corano, il libro sacro che riporta fedelmente la parola di Allah, rivelata al profeta Maometto (570 ca.-632) per tramite dell’angelo Gabriele. Il Corano, nell’abbracciare tutti gli ambiti dell’esistenza, pone le basi della pedagogia islamica e fornisce precetti di comportamento dai quali si può desumere la concezione educativa dell’islam. Gli insegnamenti del Corano sono integrati da quelli della Sunna, letteralmente “Consuetudine”, “Codice dei comportamenti”, che comprende tutto quanto è stato tramandato a proposito dei detti e dei fatti di Maometto, considerato il miglior interprete della volontà divina.

L’attività educativa per l’islam è fondamentale, perché il credente è tenuto a conformarsi ai principi religiosi attraverso la conoscenza del Corano, che va acquisita attraverso la lingua araba, anche dai musulmani non arabofoni. Questo è lo scopo principale delle antiche scuole coraniche, che sono ancora molto presenti nei paesi islamici.

La madrasa è la più antica istituzione della pedagogia islamica. Si tratta di una scuola coranica sorta nei primi secoli che seguono all’egira, la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina (622). Inizialmente ospitate nelle moschee, le madrase diventano poi vere e proprie scuole che hanno come obiettivo principale la comprensione dei principi dell’islam. Al centro del programma di studi è posta la memorizzazione del Corano: l’allievo deve diventare un hāfiz, un conservatore vivente della parola divina. Sul testo sacro si compie lo studio della lingua araba, al quale si affianca anche quello della tradizione poetica e letteraria araba.

Verso la fine dell’anno Mille nel mondo islamico si diffondono anche le “case della scienza”, a cominciare da Baghdad. Sono scuole di formazione superiore, spesso paragonate alle università europee, ma che a differenza di queste nascono con il supporto dell’autorità politica, in questo caso rappresentata dai califfi. Le case della scienza sono caratterizzate spesso da una forte vocazione internazionale e in esse non si coltiva solo lo studio del Corano, ma anche di altre discipline non strettamente connesse con la rivelazione coranica, come l’alchimia, la matematica, l’astronomia e la medicina.

Queste istituzioni rispondono al celebre detto profetico «Cercate la conoscenza ovunque sia, foss’anche in Cina», che ha permesso al mondo islamico di avvicinarsi alle diverse culture incontrate durante la sua espansione in modo curioso e assorbente, tanto da assumere un ruolo centrale durante il Medioevo nella conservazione e circolazione di molte opere della cultura greca. Sono gli studiosi islamici, infatti, che tramandano gli scritti di Platone e Aristotele e la loro interpretazione dei filosofi antichi, come nel caso di san Tommaso, costituisce un punto di riferimento importante per la scolastica cristiana.

Tra i pensatori islamici più noti in Occidente si possono ricordare il filosofo e medico persiano Avicenna (980-1037) e il filosofo, scienziato e giurista spagnolo Averroè (1126-98), che offrono una lettura della filosofia di Aristotele che incontra ampio seguito in Europa.