T1 Alba , 1956 Tratto da Il passaggio d’Enea sonetto di endecasillabi, senza divisione in strofe e con irregolarità nelle rime Metro In una mattina d’inverno, un uomo aspetta la donna amata tra i fumi e i rumori di un gelido bar. L’attesa si protrae, carica di tensione. Vedremo finalmente la coppia riunirsi? Edward Hopper, studio per , 1942. I nottambuli Asset ID: 133 ( ) let-audlet-alba240.mp3 Audiolettura Amore mio, nei vapori d’un bar all’alba, amore mio che inverno lungo e che brivido attenderti! Qua dove il marmo nel sangue è gelo, e sa di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo 5 rumore oltre la brina io quale tram odo, che apre e richiude in eterno le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo il polso: e se il bicchiere entro il fragore sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse 10 di tali ruote un’ . Ma tu, amore, ▶ eco non dirmi, ora che in vece tua già il sole sgorga, non dirmi che da quelle porte qui, col tuo passo, già attendo la morte. Giorgio Caproni, , Garzanti, Milano 1995 Poesie 1932-1986 Parola di Treccani Non di rado gli antichi personificavano i fenomeni fisici trasformandoli in divinità. Si narra che la ninfa Eco, per distrarre Giunone dai tradimenti di Giove, la riempisse di chiacchiere; così fu punita dalla dea che le impedì di parlare per prima, costringendola a ripetere ciò che udiva dagli altri. Si dice anche che Eco si consumò d’amore per l’indifferente Narciso a tal punto che di lei rimase solo la voce. La parola (femminile al singolare, maschile al plurale – ) deriva, attraverso il latino, da un verbo greco che significa “risuonare”. Quando un suono si riflette contro un ostacolo si produce l’ che, con uso figurato, può essere la risonanza di una notizia o un ricordo sbiadito di qualcosa. Eco eco echi eco dal genovese “refrescùmme”, che indica l’odore delle stoviglie mal lavate. solitario, isolato. Di solito si usa per i luoghi. 5. rifresco: ermo: tremito. 10. tremitìo: >> pagina 412 con il testo A tu per tu L’azione di aspettare ha, in sé, qualcosa di paradossale. Non ci sono, infatti, gesti materiali che ci permettano di identificarla con certezza: chi aspetta non fa mai nulla di specifico, e a volte legge distrattamente, o sorseggia un caffè, o consulta uno smartphone per avere l’impressione di essere occupato; di tanto in tanto getta lo sguardo verso la porta, o all’angolo della strada da cui arriverà la persona attesa: secondo l’etimologia latina, in effetti, il significato di “aspettare” è proprio quello di “guardare verso un punto”. Eppure tutti riconosciamo la specificità dell’attendere, che è di natura sentimentale: la percezione del tempo si dilata anormalmente, alterata da emozioni, magari contraddittorie, spesso intense, a volte sconvolgenti. A seconda di chi stiamo aspettando, e di ciò che questa persona significa per noi, oscilliamo tra sentimenti di eccitazione o di ansia; di timore o di speranza; di delusione o di appagamento. Il poeta, con eccezionale acutezza percettiva, coglie, nella tensione crescente dell’attesa, anche un significato simbolico: un’esperienza quotidiana e banale, così, va trasfigurandosi in un potente emblema dell’angoscia. Analisi Per comprendere il testo, è utile leggere le parole con cui l’autore stesso ne raccontò l’ispirazione: «A Roma, verso la fine del 1945. Ero in una latteria, solo, vicino alla stazione, e aspettavo mia moglie Rina che doveva arrivare da Genova. Una latteria di quelle con i tavoli di marmo, con le stoviglie mal rigovernate che sanno appunto di “rifresco”. Mia moglie non poteva stare con me a Roma perché non trovavo casa e dovevo stare in pensione. Erano tempi tremendi». La spiegazione del poeta illustra la situazione reale cui alludono i suoi versi: siamo nei , in un locale popolare dove egli ha . La coppia si ama teneramente ma, per ragioni economiche, è costretta a stare separata: la frustrazione della protratta lontananza quindi spiega l’appassionata invocazione iniziale, (v. 1), che ripetutamente punteggia con affetto il testo. primi mesi del secondo dopoguerra appuntamento con la moglie Amore mio Ma, nonostante il realismo dei dettagli, che delineano un quadro assai concreto, la poesia ci trasporta in un’atmosfera visionaria: la donna, infatti, perde ogni connotato personale; anzi, nemmeno compare. Intorno tutti gli oggetti materiali sono, per così dire, trasfigurati: i tavolini, il (v. 6), il (v. 9), immersi in un . tram bicchiere clima onirico e spettrale Uno spunto reale, un racconto visionario Dai tempi dei trovatori medievali, poeti e drammaturghi hanno presentato l’alba come una sciagura per gli innamorati i quali debbono, loro malgrado, separarsi al mattino. L’alba di Caproni sembra però lontana da questa tradizione, ed esprime un significato assai diverso: la mattinata invernale vede infatti il poeta in attesa del suo (v. 1) che – si suppone – comparirà da un momento all’altro. Non una separazione dunque, ma un incontro. Amore Tuttavia, invece di assistere alla riunione della coppia, cogliamo segni che ci trasmettono : soprattutto le ricorrenti immagini del (v. 4), che s’insinua un po’ ovunque, comunicano un’intensa sensazione di disagio. Come mai il freddo non accenna a svanire? L’ / (vv. 2-3) dell’attesa, dunque, non è destinato a terminare? Il freddo penetrante, che si propaga dal (v. 4) del bancone fin dentro il (v. 4) del poeta, va assumendo così un significato metaforico evidente: hanno raggelato il cuore del poeta in un simbolico inverno. un’oscura inquietudine gelo inverno lungo marmo sangue l’assenza dell’amata e la lontananza del suo caldo affetto Il freddo inverno del cuore >> pagina 413 Al freddo si aggiunge, da lontano, un altro elemento sensoriale: (v. 6), il poeta ode il rumore delle (v. 8) di un (v. 6) che, come spesso succede al capolinea, si aprono e si richiudono di continuo. Forse, finalmente, la donna è giunta e, scesa dal mezzo pubblico, varcherà la soglia del bar. Perché allora non la vediamo comparire? Perché le porte automatiche restano (v. 8)? Anche in questo caso, uno stimolo percettivo, cioè il suono secco e meccanico delle porte che sbattono, insinua una sottile angoscia: come nei precedenti versi il freddo, ora questo sgradevole suono si propaga dappertutto fino al punto da trasmettersi, con un’immagine che fa rabbrividire, al (v. 10) del bicchiere di vetro contro i (v. 10) del poeta. oltre la brina porte tram deserte tremitìo denti Insomma, sembra proprio che il piacere dell’incontro venga di nuovo rimandato: un dubbio, a questo punto, si è impossessato completamente del poeta. Rivolgendosi direttamente all’amata che, mentre il (v. 12) sta già sorgendo, ancora non è arrivata, egli esprime il suo tremendo quesito: ma che cosa sto attendendo qui? Te, (v. 11), o (v. 14)? In questa domanda Caproni esprime la drammatica e ne fa il , trascorsa proprio in attesa della morte. sole amore la morte angoscia dell’aspettare simbolo dell’intera esistenza umana Rumori e inquietudini Laboratorio sul testo Comprendere Dove si trova il poeta? 1. A una fermata del tram in una mattina di pioggia. a In un bar di notte. b In un bar di prima mattina. c Su un tram in una mattinata di sole. d Per quanto tempo l’io lirico resta nel bar? 2. Per qualche minuto. a Per circa un’ora. b Non possiamo dirlo con precisione. c Finché la donna non arriva. d Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. 3. a) Il poeta si rivolge direttamente alla donna amata. V F b) L’inverno di cui si parla non è reale, ma solo metaforico. V F c) L’aria nel bar è densa e opprimente. V F d) La presenza dei vapori indica l’alta temperatura del locale. V F e) Il poeta beve da una tazza. V F f) Il tempo atmosferico della giornata è cupo e uggioso. V F g) Fuori dal bar la temperatura è molto bassa. V F h) Nei pressi del bar c’è una fermata del tram. V F i) Non sappiamo se ci sono altre persone nel bar accanto al poeta. V F j) Il poeta si aspetta che la donna scenda dal tram. V F k) La donna è giovane e bellissima. V F Analizzare e interpretare Associa ciascun passo dalla poesia alla figura retorica corrispondente. 4. a) / fragore sottile b) tremitìo tra i denti c) / Amore mio, nei vapori d’un bar all’alba, amore mio che inverno d) / sa di rifresco anche l’occhio e) Amore mio f) / il sole sgorga 1) allitterazione 2) ossimoro 3) sinestesia 4) apostrofe 5) anadiplosi 6) metafora 5. La lingua della poesia è fitta di figure di suono e notiamo un denso fonosimbolismo. Sottolinea le numerose parole dove la r viene preceduta o seguita da una consonante. Alla luce della situazione descritta nella poesia, perché secondo te l’autore sfrutta così intensamente questo suono? La forma metrica della poesia si richiama a quella del sonetto. Quali elementi vengono conservati e quali, invece, vengono rimossi? 6. La poesia è ricca di . Quali sono quelli che separano nome e aggettivo? 7. enjambement >> pagina 414 Competenze linguistiche Il gelo e il ghiaccio compaiono in molte espressioni e modi di dire della lingua italiana. Associa ciascuna espressione al suo significato e scrivi una frase con ciascuno dei tre modi di dire che ti colpiscono maggiormente. 8. a) Sentirsi gelare il sangue b) Mantenere il sangue freddo c) Agire a sangue freddo d) Rompere il ghiaccio e) Restare di ghiaccio f) Sguardo di ghiaccio 1) Mantenere la calma e la lucidità in una situazione di confusione o di pericolo. 2) Fare qualcosa, solitamente di malvagio e dannoso per altri, con piena consapevolezza e premeditazione. 3) Prendere un’iniziativa che gli altri non hanno il coraggio di prendere, come parlare per primi a una persona sconosciuta, o affrontare per primi un tema di cui nessuno osa parlare. 4) Provare un grande spavento o un moto d’orrore. 5) Rimanere senza parole e ritrovarsi incapaci di reagire per un eccesso di sorpresa o di turbamento di fronte a una situazione inattesa. 6) Guardare qualcuno senza calore né simpatia, per farlo tacere o per esprimere disprezzo o fastidio nei suoi confronti. […] / (vv. 2-3). Qual è la funzione di “che”? 9. che inverno lungo e che brivido attenderti! Pronome relativo. a Pronome esclamativo. b Aggettivo esclamativo. c Congiunzione dichiarativa. d Pronome interrogativo. e “Che” polivalente. f Scrivere correttamente Trasforma i seguenti versi da discorso diretto a discorso indiretto. Inizia con “Il poeta, rivolgendosi alla donna amata, le dice che/le chiede di…” ecc. Se ti serve, puoi modificare l’ordine poetico delle parole. 10. / / / Ma tu, amore, non dirmi, ora che in vece tua già il sole sgorga, non dirmi che da quelle porte qui, col tuo passo, già attendo la morte. Produrre Descriv o, interno o esterno. Non puoi usare parole come , , , , . 11. Scrivere per descrivere i, in circa 20 righe, un ambiente particolarmente fredd freddo gelo ghiaccio neve inverno Immagina di essere un avventore del bar dove il poeta ambienta la sua poesia. Sei seduto a poca distanza da lui: racconta, in terza persona, l’arrivo del poeta, la sua attesa, e immagina come finisce la storia. Lei arriva oppure no? Che cosa succede dopo? 12. Scrivere per raccontare