4 La rivoluzione della lingua

Dante padre della nostra lingua Dante merita pienamente il titolo di padre della lingua italiana: in primo luogo perché nell’intera sua opera, ma soprattutto nella Divina Commedia, ha talmente potenziato la giovane lingua italiana da lasciare in eredità agli scrittori che verranno dopo di lui uno strumento adeguato alla trattazione di qualsiasi argomento; mentre, nella forma in cui l’aveva ricevuta dai suoi predecessori, essa aveva un campo di applicazione limitato.

È stato calcolato che il novanta per cento del lessico fondamentale dell’italiano in uso oggi (costituito da circa duemila parole) è già presente nella Divina Commedia. Ma, oltre al lessico fondamentale, Dante ha “conquistato” alla lingua italiana moltissimi termini specialistici, dalla filosofia all’astronomia alla morale, gettando così le basi del lessico intellettuale. E ha talmente strutturato e irrobustito la sintassi, rendendola capace di argomentazioni anche assai complesse, da porre le premesse perché un giorno l’italiano potesse sostituire il latino come lingua di cultura.