T13 Italia mia, benché ’l parlar sia indarno , 128 Canzoniere Canzone di 7 strofe di 16 versi ciascuna, con schema di rime AbCBaC (fronte) e cDEeDdfGfG (sirma); il congedo ha lo stesso schema della sirma. Questa canzone segna un intervallo nel “romanzo d’amore di Laura” e affronta un tema politico. È rivolta ai signori italiani, colpevoli, secondo Petrarca, di combattersi, utilizzando anche truppe mercenarie, anziché allearsi e lottare per l’indipendenza della penisola dalle influenze straniere. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stata scritta nel 1344-1345 in occasione di una guerra tra i Gonzaga di Mantova e gli Estensi di Ferrara per il controllo di Parma. Metro L’indignazione per le lotte fratricide fra gli Stati italiani PARAFRASI          Italia mia, benché ’l parlar sia indarno          a le piaghe mortali          che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,          piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali spera ’l Tevero et l’Arno, 5                e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.          Rettor del cielo, io cheggio          che la pietà che Ti condusse in terra          Ti volga al Tuo dilecto almo paese. Vedi, Segnor cortese, 10              di che lievi cagion’ che crudel guerra;          e i cor’, che ’ndura et serra          Marte superbo et fero,          apri Tu, Padre, e ’ntenerisci et snoda; ivi fa’ che ’l Tuo vero, 15              qual io mi sia, per la mia lingua s’oda. Lamento sulle sciagure dell’Italia e richiesta a Dio di proteggerla  O Italia mia, benché il parlare sia inutile ( ) per curare le ferite mortali che vedo così numerose nel tuo bel corpo, desidero almeno che i miei sospiri siano come si aspettano ( ) il Tevere e l’Arno e il Po, dove ora risiedo ( ), addolorato ( ) e pensoso ( ). Governatore del cielo, ti chiedo che la pietà che ti portò sulla terra ti faccia rivolgere lo sguardo al tuo amato ( ) e nobile ( ) paese. O Signore cortese, vedi da quali futili motivi che guerra crudele è sorta; e tu, o Padre, apri, intenerisci e libera ( ) i cuori che Marte, superbo e feroce, indurisce e chiude; fa’ che la tua verità venga udita ( ) in quei cuori ( ) attraverso la mia voce, per quanto poco io possa valere ( ). 1-16 indarno spera seggio doglioso grave dilecto almo snoda s’oda ivi qual io mi sia il poeta desidera che il suo dolore corrisponda alle speranze dell’Italia, definita attraverso una sineddoche basata sui suoi fiumi principali. sono sospiri di sconforto. 4-6 piacemi… ’l Po: sospir’:    Petrarca è a Parma, teatro della guerra che ispira la canzone. Dalle   (V, 10) sappiamo che lo scoppio del conflitto lo costrinse a un’avventurosa fuga dalla città assediata. 6 dove doglioso et grave or seggio: Familiares    perifrasi per “Dio”. 7 Rettor del cielo:    verso gli uomini.   tramite l’incarnazione. 8 pietà: Ti condusse in terra:    l’Italia è amata da Dio in quanto sede del Papato e culla della cristianità. 9 dilecto almo paese:    a  corrispondono simmetricamente .  Marte chiude i cuori degli italiani alla pace.   nella mitologia romana era il dio della guerra.   libera dall’odio. 12-14 ’ndura… snoda: ’ndura et serra ’ntenerisci et snoda serra: Marte: snoda:          Voi cui Fortuna à posto in mano il freno          de le belle contrade,          di che nulla pietà par che vi stringa, che fan qui tante pellegrine spade? 20              perché ’l verde terreno          del barbarico sangue si depinga?          Vano error vi lusinga:          poco vedete, et parvi veder molto, ché ’n cor    amor cercate o fede. 25     ▶ venale          Qual più gente possede,          colui è più da’ suoi nemici avolto.          O diluvio raccolto          di che deserti strani, per inondar i nostri dolci campi! 30              Se da le proprie mani          questo n’avene, or chi fia che ne scampi? Rimprovero ai signori italiani per non avere a cuore il bene del paese, svenduto alle truppe mercenarie  O voi ai quali la sorte ha affidato il governo ( ) delle belle regioni ( ), delle quali sembra ( ) che non sentiate ( ) alcuna pietà, che cosa fanno qui in Italia tante spade straniere ( )? Sono forse qui perché il verde terreno si colori del sangue dei barbari? Vi lusinga un’illusione infondata ( ): vedete poco, eppure vi sembra ( ) di vedere molto, poiché cercate amore o fedeltà ( ) in un cuore mercenario ( ). Chi ha al proprio servizio più uomini, costui è maggiormente circondato dai suoi nemici.  17-32 freno contrade par vi stringa pellegrine Vano error parvi fede venale O diluvio raccolto da quali selvaggi luoghi ( deserti ) stranieri ( strani ), per inondare i nostri dolci campi! Se questo ci ( n’ ) accade per mano nostra, allora ( or ) chi potrà salvarci? TRECCANI ▶ Le parole vagono Molti aggettivi italiani hanno in origine un significato neutro, che poi assume nel tempo una connotazione positiva o negativa. è, alla lettera, ciò che è o che può essere oggetto di commercio : ci sono beni che si possono acquistare ed edizioni non di libri che invece sono fuori dal mercato. Il pregiudizio culturale che da sempre investe il commercio e il profitto ha reso spesso spregiativo questo termine: risulta così ogni attività svolta per lucro personale. Il peggio è quando anche una persona diventa : un giudice o uno scrittore ai quali si affibbia questa etichetta hanno asservito al denaro il proprio lavoro o la propria arte. venale Venale “ ” venali venali venal e venal e ▶ Non è raro che nell’uso vengano confusi “venale” e “veniale”; tra le seguenti, individua la frase scorretta: «Non si innamorerà mai di un uomo venale »; «La tua è stata una colpa veniale »; «Occorre punire anche i peccati venali »; «L’arte non dovrebbe essere venale ». per sineddoche si intende “soldati”. 20 spade:    si riferisce ai soldati mercenari, che combattono dietro compenso. 25 venale amor:    Petrarca inorridisce di fronte all’ininterrotto afflusso dei mercenari, metaforicamente indicato come un  , una massa d’acqua minacciosa. 28-30 O diluvio… campi!: diluvio      per nostra libera scelta. 31 da le … mani:          Ben provide Natura al nostro stato,          quando de l’Alpi schermo pose fra noi et la tedesca rabbia; 35              ma ’l desir cieco, e ’ncontra ’l suo ben fermo,          s’è poi tanto ingegnato,          ch’al corpo sano à procurato scabbia.          Or dentro ad una gabbia fiere selvagge et mansuete gregge 40              s’annidan sì che sempre il miglior geme;          et è questo del seme,          per più dolor, del popol senza legge:          al qual, come si legge, Mario aperse sì ’l fianco, 45              che memoria de l’opra ancho non langue,          quando assetato et stanco          non più bevve del fiume acqua che sangue. Grazie alla conformazione naturale, l’Italia è protetta dai popoli germanici, che gli antichi romani hanno sempre respinto  La Natura ha provveduto bene alla nostra sicurezza, quando pose fra noi e la ferocia dei germani il riparo delle Alpi; ma l’avidità cieca, e ostinata contro il proprio stesso interesse ( ), si è poi adoperata tanto da procurare il male ( ) al corpo sano. Ora belve feroci (gli stranieri) e greggi mansuete (gli italiani) convivono ( ) dentro a una medesima gabbia, così che a soffrire ( ) è sempre il migliore (gli italiani); e – motivo di ulteriore sofferenza ( ) – ciò ci viene ( ) da un popolo incivile ( ), al quale, come si legge, Mario inflisse una tale sconfitta ( ) che il ricordo di quell’evento ancora non muore ( ), quando, assetato e stanco, bevve dal fiume più sangue che acqua. 33-48 ’ncontra ’l suo ben scabbia s’annidan geme per più dolor è senza legge aperse sì ’l fianco langue quello dell’Italia. 38 corpo:    una sola (latinismo). 39 una:    nella storia di Roma. 44 come si legge:    il generale romano Gaio Mario, che nel 102 a.C. vinse i teutoni presso Aquae Sextiae, l’odierna Aix-en-Provence. 45 Mario:          Cesare taccio, che per ogni piaggia fece l’erbe sanguigne 50              di lor vene, ove ’l nostro ferro mise.          Or par, non so per che stelle maligne,          che ’l cielo in odio n’aggia:          vostra mercé, cui tanto si commise. Vostre voglie divise 55              guastan del mondo la più bella parte.          Qual colpa, qual giudicio o qual destino          fastidire il vicino          povero, et le fortune afflicte et sparte perseguire, e ’n disparte 60              cercar gente et gradire,          che sparga ’l sangue et venda l’alma a prezzo?          Io parlo per ver dire,          non per odio d’altrui né per disprezzo. Sdegno per l’evidente contrasto fra la gloria dell’antica Roma e l’odierna, colpevole tolleranza delle truppe straniere sul nostro territorio  Non parlerò di Cesare, che in ogni regione ( ) dove portò le nostre armi ( ) rese l’erba rossa del loro sangue ( ). Ora – non so per quale maligno influsso delle stelle – sembra che il cielo ci abbia ( ) in odio: grazie a voi, ai quali è stato affidato un compito così importante (quello di difendere l’Italia). I vostri interessi contrastanti recano danno all’Italia ( ). Quale colpa (umana), quale decisione (divina) o quale destino vi porta a opprimere i vicini più deboli, a infierire sui loro beni ( ) già impoveriti e dispersi e a cercare truppe ( ) in terra straniera ( ), tollerando ( ) che uccidano e vendano l’anima per denaro? Io parlo per dire la verità, non per odio o per disprezzo verso altri. 49-64 per ogni piaggia ove ’l nostro ferro mise di lor vene n’aggia del mondo la più bella parte fortune gente ’n disparte et gradire Giulio Cesare; il riferimento è alle sue fortunate campagne militari in Gallia. 49 Cesare: Né v’accorgete anchor per tante prove 65              dal bavarico inganno          ch’alzando il dito colla morte scherza?          Peggio è lo strazio, al mio parer, che ’l danno;          ma ’l vostro sangue piove più largamente, ch’altr’ira vi sferza. 70              Da la matina a terza          di voi pensate, et vederete come          tien caro altrui che tien sé così vile.          Latin sangue gentile, sgombra da te queste dannose some; 75              non far idolo un nome          vano, senza soggetto:          ché ’l furor de lassù, gente ritrosa,          vincerne d’intellecto, peccato è nostro, et non natural cosa. 80     Invito ai signori italiani a sbarazzarsi delle truppe mercenarie al loro servizio  E, dopo tante dimostrazioni, non vi accorgete ancora dell’inganno dei soldati bavaresi, che alzando il dito (in segno di resa) combattono per scherzo? A mio parere è peggio la beffa ( ) del danno; ma il vostro sangue viene versato più profusamente, poiché un odio più profondo (quello fratricida, tra gli stessi italiani) vi incita (a combattere tra voi). Per un momento riflettete su voi stessi e capirete quanto poco abbia a cuore gli altri chi considera sé stesso così vile. Nobile ( ) stirpe latina, liberati di questo peso rovinoso; non idolatrare una fama inconsistente ( ), senza fondamento rea­le ( ): poiché è colpa nostra e non un fatto inevitabile ( ) che la violenza di quei popoli nordici ( ), popolazione refrattaria alla civiltà ( ), ci superi in intelligenza ( ). 65-80 strazio gentile nome vano senza soggetto natural cosa ’l furor de lassù gente ritrosa vincerne d’intellecto molti dei mercenari giunti in Italia provenivano dalla Baviera. 66 bavarico:      i mercenari scherzano con la morte, cioè non l’affrontano sul serio, perché al primo pericolo alzano il dito, come facevano i gladiatori quando, sconfitti, imploravano di aver salva la vita. 67 alzando … scherza:    dall’alba alla ter­za ora del giorno, cioè le nove di mattina. 71 Da la matina a terza:    la nomea del valore militare dei germani. 76-77 un nome… soggetto:          Non è questo ’l terren ch’i’ tocchai pria?          Non è questo il mio nido          ove nudrito fui sì dolcemente?          Non è questa la patria in ch’io mi fido, madre benigna et pia, 85              che copre l’un et l’altro mio parente?          Perdio, questo la mente          talor vi mova, et con pietà guardate          le lagrime del popol doloroso, che sol da voi riposo 90              dopo Dio spera; et pur che voi mostriate          segno alcun di pietate,          vertù contra furore          prenderà l’arme, et fia ’l combatter corto: ché l’antiquo valore 95              ne l’italici cor’ non è anchor morto. Sogno di una riscossa degli italiani uniti contro gli stranieri  Non è questa la terra che ho toccato appena nato ( )? Non è questa la dimora ( ) nella quale vissi ( ) con tanta dolcezza? Non è questa la patria nella quale confido, la madre benigna e pietosa, dove sono sepolti ( ) entrambi i miei genitori? In nome di Dio, ciò che ho appena detto ( ) talora vi muova la mente, e guardate con compassione le lacrime del popolo dolente, il quale, dopo che da Dio, soltanto da voi spera di ottenere la tranquillità ( ); e, purché voi mostriate qualche segno di pietà, il valore militare ( ) (degli italiani) prenderà le armi contro la furia ( ) (dei mercenari germanici), e il combattimento durerà poco: poiché l’antico valore nei cuori degli italiani non è ancora morto. 81-96 pria il mio nido nudrito fui che copre questo riposo vertù furore letteralmente, “per la prima volta”. 81 pria:    genitore (latinismo). 86 parente:    questi versi saranno posti da Niccolò Machiavelli a conclusione della sua opera più celebre,   (1513), per esortare i signori del suo tempo a liberare l’Italia dal dominio straniero. 93-96 vertù … morto : Il Principe          Signor’, mirate come ’l tempo vola,          et sì come la vita          fugge, et la morte n’è sovra le spalle. Voi siete or qui; pensate a la partita: 100            ché l’alma ignuda et sola          conven ch’arrive a quel dubbioso calle.          Al passar questa valle          piacciavi porre giù l’odio et lo sdegno, 105  vènti contrari a la vita serena;          et quel che ’n altrui pena          tempo si spende, in qualche acto più degno          o di mano o d’ingegno,          in qualche bella lode, in qualche honesto studio si converta: 110           così qua giù si gode,          et la strada del ciel si trova aperta. Richiamo nei confronti dei potenti italiani alla loro responsabilità morale, nella prospettiva dell’eternità  O signori, considerate come il tempo trascorre rapidamente e come la vita passa e la morte ci incalza ( ). Voi ora siete su questa terra ( ); pensate alla morte ( ): poiché è inevitabile ( ) che l’anima giunga a quel passaggio rischioso ( ) nuda e sola. Nell’attraversare questa valle (cioè nella vita terrena), vi piaccia di deporre l’odio e l’ostilità ( ), passioni ( ) contrarie alla vita serena; e dedicate ( ) quel tempo che spendete a danneggiare gli altri ( ) in qualche più degna occupazione pratica o intellettuale ( ), in qualche atto degno di lode, in qualche impegno ( ) degno di onore ( ): comportandosi così qui sulla terra ( ) si è felici e si trova spianata la via verso il paradiso. 97-112 n’è sovra le spalle qui partita conven dubbioso calle sdegno vènti si converta ’n altrui pena o di mano o d’ingegno studio honesto qua giù in base alla dottrina platonica per cui il corpo è carcere dell’anima. 101 ignuda et sola:    è inevitabile, come poi   al v. 115. passaggio dalla vita alla morte. La morte è definita “passaggio rischioso”, poiché se non si lascia la vita nella grazia di Dio è possibile perdersi per l’eternità. 102 conven: convene dubbioso calle:   (“valle di lacrime”) è detta la vita terrena nella preghiera del Salve Regina. 103 valle: lacrimarum vallis          Canzone, io t’ammonisco          che tua ragion cortesemente dica, perché fra gente altera ir ti convene, 115           et le voglie son piene          già de l’usanza pessima et antica,          del ver sempre nemica.          Proverai tua ventura fra’ magnanimi pochi a chi ’l ben piace. 120           Di’ lor: «Chi m’assicura?          I’ vo gridando: Pace, pace, pace». Congedo dell’autore dalla canzone  O canzone, io ti invito a esporre con cortesia il tuo pensiero, poiché dovrai andare tra persone sdegnose ( ), e gli animi sono ormai pieni dell’abitudine pessima e radicata, nemica perenne della verità (l’adulazione). Troverai la tua fortuna ( ) fra i pochi animi nobili ( ) ai quali piace il bene. Di’ loro: «Chi mi protegge ( )? Io vado gridando: Pace, pace, pace». 113-122 gente altera ventura magnanimi m’assicura secondo Petrarca la canzone non troverà buona accoglienza presso i signori italiani, troppo abituati a essere adulati (dai cortigiani e dai poeti prezzolati) e poco propensi a concedere ascolto a chi dica la verità. 115-118 perché… nemica:  >> pagina 413  DENTRO IL TESTO I contenuti tematici Petrarca auspica un’Italia in pace, mentre ovunque infuriano battaglie tra i signori italiani. A questi il poeta si rivolge esortandoli a riflettere sulla responsabilità che Dio ha loro affidato – in base a una concezione provvidenzialistica della Storia, tipicamente medievale – affinché si uniscano a beneficio della patria. Per questo è fondamentale sbarazzarsi delle truppe mercenarie straniere, inaffidabili e pericolose. Un appello alla nazione   Temi nel tempo – Il lamento sulla patria: tra indignazione civile e ansia di riscatto Nella canzone Petrarca attribuisce all’Italia una superiorità morale che richiama l’epoca romana, rispetto ai popoli nordici considerati incivili. Per questo testo, nell’Ottocento risorgimentale Petrarca sarà considerato un anticipatore della causa dell’Unità d’Italia. Tuttavia l’idea di unità di Petrarca è soprattutto legata a una dimensione culturale, non a una struttura statale. Inoltre la visione geografica del poeta è limitata, come si comprende anche dai fiumi citati: il Po, l’Arno e il Tevere, dunque solo il Centro-Nord della penisola. Un concetto limitato dell’Italia  >> pagina 414 Mentre Dante aveva come propri riferimenti il mondo comunale e insieme l’ideale dell’impero universale, qui Petrarca non si rivolge né ai Comuni né all’imperatore, ma direttamente ai signori italiani. Ciò evidenzia come, verso la metà del Trecento, la realtà delle Signorie e delle corti sia ormai ben radicata nella situazione politica italiana. Il superamento della dimensione comunale Il dolore per la patria trasformata in un campo di battaglia induce il poeta a intrecciare il desiderio rabbioso del riscatto – fondato sul mito dell’antica Roma, sulle vittorie di Mario e Cesare e sulla classica opposizione tra latini e tedeschi, civiltà e barbarie – con la delicata e pietosa evocazione dell’amore per il suolo natio e del legame quasi religioso con la terra, oltraggiata da una violenza estranea e feroce (vv. 81-91). Dal dolore alla riscossa L’appello alla riscossa prorompe non a caso da un’esigenza morale più ancora che militare: la (v. 93) e (v. 95) della stirpe italica sapranno rinnovare quel destino di grandezza e di pace che è inscritto nel disegno divino della Storia. vertù contra furore l’antiquo valore È proprio questo aspetto, culturale ed etico, del patriottismo petrarchesco a esercitare una grandissima suggestione sugli scrittori italiani successivi: da questa canzone infatti nasce l’idea, coltivata da poeti come Alfieri, Leopardi, Carducci e viva in tutto il Risorgimento, che l’identità italiana si basa sulla condivisione di un patrimonio storico e civile e sulla memoria dei valori e degli esempi del glorioso passato romano. L’italianità come patrimonio storico e culturale Il componimento di Petrarca tuttavia non si esaurisce nel motivo politico, che infatti è inserito all’interno di una più generale meditazione esistenziale. Oltre al tono di preghiera, che appare nei primi versi con l’invocazione della grazia divina, l’ultima strofa prima del congedo invita a tener conto della brevità della vita (vv. 97-99) e dell’inutilità delle passioni destinate a essere travolte dallo scorrere del tempo e dall’appressarsi della morte. La caducità della vita Le scelte stilistiche La tematica impegnata trova il proprio corrispettivo stilistico in scelte metriche, sintattiche, retoriche e lessicali impostate su un livello elevato, già a partire dalla scelta della canzone, forma poetica nobile. La sintassi, spesso concitata come a rendere l’urgenza emotiva dei concetti, è caratterizzata da riprese, parallelismi e antitesi. Queste ultime, in particolare, appaiono volte a evidenziare il contrasto tra il bene e il male (cfr. i vv. 29-30, 40, 93). Un’impostazione elevata Il tono del componimento è reso solenne ed elevato attraverso diverse figure retoriche: metafore, interrogative retoriche, invocazioni e apostrofi. La prima strofa si apre con una prosopopea: la personificazione dell’Italia in una donna dal corpo martoriato (vv. 2-3). Ancora, al v. 49 ( ) si può notare una preterizione: dicendo di non voler parlare di Cesare, di fatto il poeta lo ricorda. (vv. 117-118), infine, è una perifrasi per indicare l’adulazione. Anche il lessico è solenne, come mostrano in particolare i latinismi che abbiamo evidenziato nelle note. Cesare taccio L’usanza pessima et antica, / del ver sempre nemica La frequenza delle figure retoriche VERSO LE COMPETENZE Comprendere Qual è la soluzione prospettata dall’autore in merito alla situazione politica dell’Italia del suo tempo? 1 Quali sono le ipotesi formulate nella quarta strofa per spiegare il comportamento dei signori italiani? 2 In che cosa consiste l’inganno messo in atto dai tedeschi ai danni degli italiani (quinta strofa)? 3 Nella sesta strofa Petrarca afferma che, se gli italiani affronteranno i mercenari, il combattimento sarà breve. Perché? Chi risulterebbe vincitore? 4 Analizzare Individua la personificazione nella terza strofa. 5 Individua, nella terza strofa, un chiasmo, spiegandone la funzione espressiva. 6  >> pagina 415 interpretare Come si concilia l’appello alla pace dell’ultimo verso con il precedente invito ai signori italiani a prendere le armi contro i mercenari stranieri? 7 SCRIVERE PER... ESPORRE Rintraccia nel profilo generale di Petrarca la sua concezione politica e scrivi un breve testo (circa 10 righe), citando esempi tratti dal componimento a supporto della tua trattazione. 8 Educazione CIVICA – Spunti di realtà L’idea che Petrarca aveva dell’Italia ha un fondamento culturale pi  che strettamente politico. Tuttavia questa canzone sarà molto popolare durante il Risorgimento e verrà letta come un invito a unire le forze contro il nemico invasore e a esaltare le radici dell’italianità, a partire da quelle romane. L’ afferma che , e tutto l’ordinamento voluto dai Padri Costituenti all’indomani della Seconda guerra mondiale presuppone la fedeltà a una comunità politica democratica e pluralista. Negli ultimi anni, però, si è radicato in molte persone un sentimento di anti-italianità, motivato – si dice – dai poco lusinghieri comportamenti diffusi nella classe politica nazionale ma non solo. articolo 52 della nostra Costituzione «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino» • Qual è il tuo personale rapporto con l’Italia? Al di là di ogni retorica, quali aspetti della sua cultura, della sua società, del suo costume rivendichi e quali eventualmente respingi? Scrivi su questo tema un testo argomentativo. T14 Pace non trovo, et non ò da far guerra , 134 Canzoniere Sonetto con schema di rime ABAB ABAB CDE CDE. In questo sonetto il poeta esprime la contraddittorietà della passione amorosa attraverso una serie di contrasti. Emerge, ancora una volta, la sostanza di dolore che caratterizza il suo tormentato sentimento per Laura. Metro L’insanabile contraddizione dell’esperienza amorosa  Asset ID: 310 ( )  let-audlet-pace-non-trovo-et-non-170.mp3 Audiolettura PARAFRASI          Pace non trovo, et non ò da far guerra;          e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;          et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio. 4        Non ho pace né armi per fare la guerra; ho timore e speranza; brucio [per la passione] e gelo [per la disperazione]; e volo in alto nel cielo [nei momenti dell’entusiasmo amoroso] e giaccio a terra [nei momenti di delusione]; mi sembra di non avere nulla [quando Laura è indifferente] e di possedere tutto [quando ricambia]. 1-4 non ho mezzi per oppormi all’amore. Il verso ricorda il concetto espresso nel verso «Trovommi Amor del tutto disarmato» ( ,  T7, p. 390). 1 non ò da far guerra: Era il giorno ch’al sol si scoloraro ▶          Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,          né per suo mi riten né scioglie il laccio;          et non m’ancide Amore, et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio. 8        Mi ha in suo potere una donna tale che non mi libera né mi rinchiude ( ), e non mi trattiene come suo prigioniero né slega la corda ( ); e Amore non mi uccide né mi libera dalle catene ( ), né mi vuole vivo né mi libera dal pericolo. 5-8 che non m’apre né serra scioglie il laccio sferra          Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;          et    di perir, et cheggio aita; ▶ bramo et ò in odio me stesso, et amo altrui. 11      Vedo ma sono cieco, e non ho lingua e grido (di disperazione, quando lei è lontana); e voglio morire, e imploro soccorso (per non morire); e detesto me stesso (perché sono preda di questa passione che so per me distruttiva), e amo un’altra persona (Laura). 9-11 TRECCANI ▶ Le parole valgono Il desiderio, quando è eccessivo e smodato, può renderci simili agli animali. Questo ci dice l’etimologia del verbo , dal germanico , che significa “muggire”. Quando muggiscono o , le bestie selvatiche affermano la propria presenza, rivendicano una conquista, oppure si predispongono all’accoppiamento. Esibiscono così un ferino, primitivo istinto di possesso, non diversamente dagli essere umani che, accecati, potere o denaro. Certo, non sempre l’oggetto del desiderio è materiale: si può anche « la conoscenza», ma questo verbo ha in sé e nella propria origine qualcosa di febbrile, violento, irrazionale. bramare bramare bramon bramiscono bramano bramare ▶ Anche se non hanno l’intensità di bramare , nella lingua italiana esistono molti altri verbi che indicano un desiderio: elencane almeno un paio. vedo con la ragione il mio male, ma ubbidisco ciecamente allo stimolo dei sensi. per parlare in presenza di Laura, a causa della timidezza. 9 Veggio senza occhi: non ò lingua: : unico esempio di rima siciliana nel Canzoniere. 11-14 altrui… voi          Pascomi di dolor, piangendo rido;          egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi. 14     Mi cibo ( ) di dolore e sono felice di piangere ( ); allo stesso modo detesto sia la morte sia la vita: sono in tale condizione, o signora ( ), per causa vostra ( ). 12-14 Pascomi piangendo rido donna per voi  >> pagina 416 DENTRO IL TESTO I contenuti tematici Emerge nel sonetto il , che non sa ciò che davvero desidera, che non è in grado di decidere tra le sensazioni contrapposte che prova. Nella prima quartina le ragioni di tale condizione restano sospese e vengono chiarite nella seconda, dove al v. 7 si parla esplicitamente di . Nella prima terzina proseguono i contrasti, per arrivare, al verso che conclude il sonetto, a sciogliere il nodo di tale insopportabile agitazione interiore e ad accusare l’amata ( , , ). ritratto di un uomo in preda a un grande contrasto interiore Amore in questo stato son donna per voi Le contraddizioni di un cuore innamorato Laura in un dipinto di scuola italiana del XVI secolo. Innsbruck, Schloss Ambras. Nella parafrasi abbiamo provato a offrire una plausibile interpretazione di tutti i contrasti presenti nel testo, ma va detto che probabilmente Petrarca voleva esprimere, attraverso di essi, la sostanziale irrazionalità della condizione dell’amante. Non solo: il sonetto, secondo lo studioso Stefano Carrai, rientra nel «microgenere lirico che i provenzalisti [gli studiosi di letteratura provenzale] chiamano   (indovinello), ove una serie di antitesi apparentemente inspiegabili serve a tratteggiare una situazione enigmatica». devinalh Significati oscuri e la ripresa del  devinalh Le scelte stilistiche Le figure retoriche adottate dal poeta per rappresentare le contraddizioni del proprio animo sono l’ossimoro e l’antitesi: potremmo dire che in ogni verso un’antitesi produce un ossimoro. Essi sono presenti in tutti i versi, tranne nell’ultimo, nel quale il poeta, come abbiamo visto, confessa la vera ragione del suo tormento. La somma dei contrari  >> pagina 417  L’amore come contrasto interiore e ragione di lacerazione morale è motivo da Petrarca intimamente sentito (e presente in diversi componimenti del  , oltre che nel  ): possiamo parlare, in questo caso, di un perfetto utilizzo degli strumenti retorici per esprimere l’autentico dramma psicologico del poeta. Canzoniere Secretum Lo stile “sincero” di Petrarca Del resto, la dicotomia costituisce la condizione peculiare della personalità e della produzione poetica di Petrarca. Non è un caso che, nel proemio del secondo libro del trattato , egli dichiari di esser stato colpito da una sentenza attribuita al filosofo greco Eraclito, secondo la quale : vale a dire, tutte le cose sono il prodotto di uno scontro tra opposti. De remediis utriusque fortunae omnia cum lite fieri La dicotomia come condizione dell’anima VERSO LE COMPETENZE Comprendere Riassumi brevemente il contenuto del sonetto. 1 Trova un titolo per ciascuna quartina e terzina del sonetto. 2 Chi sono i due personaggi introdotti nel testo, oltre al poeta? 3 Analizzare Compl viduando nelle due quartine il termine che si contrappone a quello presente nella prima colonna. 4 eta la seguente tabella, indi Termine contrapposto Pace spero ardo volo sopra ’l cielo tutto ’l mondo abbraccio apre mi riten mi sferra mi trae d’impaccio Individua una prosopopea presente nel testo e spiega quale concetto sottolinea. 5  Nel testo sono presenti  ? Se sì, dove? 6 enjambement  Nella struttura dei periodi prevale la paratassi o l’ipotassi? L’asindeto o il polisindeto? 7 interpretare  Individua le rime legate da un rapporto semantico: spiega di che cosa si tratta e qual è la funzione. 8 SVILUPPARE IL LESSICO  Il verbo “sferrare” è un derivato del sostantivo “ferro”; trova almeno altri 5 derivati da questa parola (almeno un sostantivo, un verbo e un aggettivo) e scrivi una frase per ciascuno di essi. 9 scrivere per... CONFRONTARE (v. 12): trova un libro, un film o una canzone che abbia suscitato in te una reazione analoga. Scrivi un testo di circa 20 righe. 10 Piangendo rido RACCONTARE Racconta un’esperienza o parla di una persona che ha generato in te sentimenti discordanti. Scrivi un testo di circa 20 righe usando alcuni contrasti presenti nella poesia, o inventandone di nuovi.   11