10.  ROMA IMPERIALE >> L’arte romana in età imperiale

Altre strutture per lo sport

È nota l’importanza dei giochi e degli spettacoli pubblici nella società romana, soprattutto nel periodo imperiale, testimoniata fra l’altro da una famosa espressione del poeta satirico Giovenale, vissuto tra il I e il II secolo d.C., che indicava “panem et circenses” (cioè “il pane e i giochi del circo”) come bisogni fondamentali del popolo e strumenti attraverso i quali gli imperatori potevano ottenere il consenso dei sudditi.

Oltre ai combattimenti dei gladiatori, alle cacce e agli scontri navali, che si disputavano, come si è visto, negli anfiteatri, erano molto seguite le gare di atletica e quelle equestri. In particolare, le corse delle bighe e quadrighe (denominate a seconda del numero dei cavalli che trainavano i carri) suscitavano episodi di vero e proprio fanatismo e gli aurighi erano atleti professionisti, spesso proprietari dei cavalli.

Lo stadio era destinato alle gare di atletica e prendeva questo nome dall’unità di misura (uno stadio = 600 piedi), che determinava la lunghezza della pista attorno alla quale si elevavano le gradinate per il pubblico. Di questi monumenti rimangono solo dei resti, oppure tracce importanti nella struttura delle città, come nel caso dello stadio di Domiziano a Roma, costruito nell’85-86 d.C., la cui pista corrisponde all’attuale piazza Navona; l’antica denominazione di Circus agonalis è passata a una strada e a una chiesa di quest’area (corsia agonale e Sant’Agnese in Agone).

Le corse dei cavalli e dei carri si svolgevano negli ippodromi, diffusi soprattutto in Grecia e in Asia Minore, e nei circhi. Mentre i primi erano dotati di scarse attrezzature permanenti, i secondi avevano una struttura architettonica che si definisce a partire dall’età repubblicana e diventa sempre più articolata con il passare del tempo. Tuttavia, i circhi furono molto meno numerosi degli anfiteatri nel territorio dell’Impero.