DAL PALEOCRISTIANO ALL'ALTO MEDIOEVO >> L'arte paleocristiana 1. Uno sguardo a Oriente: l'arte di Bisanzio Dall’antica denominazione di Costantinopoli, Bisanzio, deriva l’aggettivo bizantino, che indica la storia, la civiltà e l’arte dell’Impero d’Oriente, i cui imperatori si proclamano eredi dell’Impero romano. Il legame culturale della civiltà bizantina con la storia di Roma è evidente anche nell’arte. Sebbene molti studiosi sottolineino l’importanza degli apporti delle civiltà del Vicino Oriente, uno dei principali fondamenti dell’arte bizantina risiede infatti nell’ , come si vede già nella , eretta intorno al 390 nell’ippodromo di Costantinopoli per sostenere un obelisco egizio in granito. La base è un parallelepipedo di marmo bianco decorato con rilievi che raffigurano l’imperatore con i figli e la corte che assistono ai giochi; la e la delle composizioni, già presenti nell’arte dell’età di Costantino, sono qui accentuate e diventeranno caratteristiche di tutta l’arte bizantina. Rispetto all’Europa occidentale, i cambiamenti stilistici avvengono in modo lento e poco appariscente, tanto da rendere difficili le distinzioni cronologiche; i vari periodi della storia artistica prendono perciò il nome dalle dinastie che si succedono sul trono imperiale. Uno dei caratteri fondamentali dell’arte bizantina è la . Mentre in Occidente perde importanza il tutto tondo ma si continuano a eseguire rilievi (e talvolta anche statue in legno o metallo), in Oriente la scultura si limita a manufatti di piccole dimensioni, soprattutto in avorio o in metalli pregiati. La civiltà bizantina tra Occidente e Oriente arte tardoantica Base dell’Obelisco di Teodosio (39) frontalità simmetria tendenza a eliminare il rilievo , particolare della base dell'Obelisco di Teodosio, 390 ca., marmo. Istanbul. 39. L'imperatore e il suo seguito Basilica di Santa Sofia Sotto Giustiniano, che regna dal 527 al 565 e lega il proprio nome alla riconquista di parte dell’Italia e alla compilazione del (raccolta delle leggi del diritto romano), viene ricostruita la Basilica di Santa Sofia , a Costantinopoli, poi trasformata in moschea e attualmente in museo. Nata come chiesa di palazzo, non è dedicata a una santa ma, come spesso si verifica in Oriente, a un concetto astratto, la ( ). Costruita fra il 532 e il 537 da Isidoro di Mileto (442-537) e Antemio di Tralle (474 ca.-534), : si articola infatti in un grande spazio quadrato coperto da una cupola (crollata durante un terremoto e ricostruita nella seconda metà del VI secolo dal nipote e omonimo di Isidoro) e fiancheggiato da navate laterali. Queste, come i matronei, erano riservate ai fedeli, secondo un criterio di organizzazione liturgica affermatosi proprio agli inizi del VI secolo. La che penetra all’interno da finestre distribuite uniformemente, fa sembrare le strutture meno pesanti. L’edificio dimostra in pratica la suggestiva definizione dell’architettura come « » data da Antemio di Tralle, noto anche per i suoi studi di matematica. Anche i capitelli presentano la stessa dell’intero edificio; la forma riprende quella del capitello composito dell’arte imperiale romana, con foglie di acanto e volute, ma la reinterpreta con intagli sottili e delicati, dagli . Corpus iuris civilis (40-41) Divina Sapienza Hághia Sophía combina lo schema della pianta centrale con quella longitudinale (42) luce, applicazione della geometria alla materia (43) leggerezza immateriale effetti pittorici , Basilica di Santa Sofia, 532-537, esterno e interno. Istanbul. 40-41. Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle Pianta della Basilica di Santa Sofia a Istanbul. 42. , Basilica di Santa Sofia, 532-537, particolare dell'interno con capitelli. Istanbul. 43. Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle Un drammatico momento di cesura nella storia bizantina è segnato, tra il 725 e l’843, dal (dal greco , "immagine", e , "rompere"). Le icone, cioè le immagini sacre raffiguranti Cristo, la Vergine o i santi, per lo più dipinte su tavola, ma anche a mosaico, servivano al culto pubblico ed erano oggetto di venerazione privata. Gli imperatori bizantini, influenzati da alcuni aspetti della filosofia neoplatonica e della religione islamica, aderiscono al movimento iconoclasta, che rifiuta il culto delle immagini sacre, e ne ordinano la distruzione, propugnando un’arte basata su motivi . Superata questa fase, il culto e la produzione delle immagini riprendono con forza, tanto da assumere un ruolo fondamentale nelle Chiese orientali (ortodosse), che con il cosiddetto si staccano da Roma nel 1054, sotto l’imperatore Costantino IX Monomaco. Dopo la fine dell’Impero d’Oriente, la produzione di icone proseguirà, tra l’altro, anche a Creta e in Russia. Il manoscritto detto , un libro di Salmi scritto e decorato nel monastero di San Teodoro Studita nel 1066, rievoca dopo due secoli la lotta contro le immagini. Nel margine della pagina si vedono due santi (Niceforo e Teodoro) che reggono un’icona di Cristo, mentre in basso i due ammoniscono l’imperatore a non sostenere la lotta iconoclasta, rappresentata da tre uomini che attaccano un’immagine con un bastone. Il mosaico della , in Santa Sofia , fu eseguito nel periodo della dinastia Macedone, fra il X e l’XI secolo, e raffigura i due imperatori che presentano alla Vergine le realizzazioni architettoniche da loro promosse, rispettivamente la chiesa stessa e le mura della città. L’opera presenta i . Maria, su un trono senza schienale, è presentata frontalmente, secondo lo schema che nella tarda antichità si attribuisce all’imperatore e che l’arte cristiana del Medioevo utilizzerà per Cristo e la Vergine. I personaggi sono identificati da sigle (quelle nei tondi ai lati della Vergine significano , in greco "Madre di Dio") e iscrizioni. L’artista non è interessato a rendere la terza dimensione né a documentare fedelmente le fisionomie o le espressioni dei volti, ma a creare un’ di grande imponenza e splendore materiale. Dalla crisi iconoclasta al Grande scisma movimento iconoclasta eikón kláo decorativi e vegetali Grande scisma Salterio di Teodoro (44) Madonna col Bambino in trono tra gli imperatori Giustiniano e Costantino (45) caratteri iconografici, compositivi e stilistici tipici della pittura bizantina Méter Theoú immagine di culto , dallo o , 1066, miniatura. Londra, British Library. 44. Il patriarca san Niceforo e san Teodosio intenti a guardare un gruppo di iconoclasti nell'atto di distruggere un'immagine Studion Salterio di Teodoro , X-XI secolo, mosaico. Istanbul, Basilica di Santa Sofia. 45. Madonna col Bambino in trono tra gli imperatori Giustiniano e Costantino › pagina 32 L'arte bizantina in Italia Il dialogo con l’arte bizantina è un aspetto molto importante della produzione medievale dell’Europa occidentale, non soltanto nelle zone politicamente dominate dall’Impero d’Oriente. Un esempio di architettura di matrice bizantina in territorio italiano è la Cattolica di Stilo, in Calabria . Il nome di questo edificio suggestivo e pittoresco, nella terminologia relativa agli edifici ecclesiastici bizantini, indica la (del quale però non ci sono tracce). La costruzione risale forse all’XI secolo: Puglia e Calabria furono infatti colonie dell’Impero d’Oriente fra il 970 e il 1071, quando vennero conquistate dai Normanni. La pianta è . L’interno è diviso in nove spazi quadrati, dei quali quello centrale e quelli agli angoli sono coperti da cupole su tamburi cilindrici: le cupole sono complessivamente cinque e questa struttura, comune ad altri edifici bizantini, è detta La chiesa è costruita in , che all’esterno formano dei : cornici di mattoni disposti a dente di sega attorno alle finestre ad arco e mattonelle quadrate a losanga sui tamburi. La presenza all’interno di fa supporre che per un certo periodo l’edificio sia stato utilizzato per il culto islamico. (46) chiesa di un complesso monastico una croce greca inscritta in un quadrato quinconce. laterizi motivi decorativi due iscrizioni in lingua e caratteri arabi Cattolica, XI secolo ca., esterno. Stilo (Reggio Calabria). 46.