A coronamento della svolta protezionista e interventista in politica economica, a partire dalla metà degli anni Trenta – anche in risposta alle sanzioni commerciali che la Società delle Nazioni aveva imposto all’Italia dopo l’invasione del Regno con la guerra del - – Mussolini lanciò la parola d’ordine dell’ . Venne cioè portato alle estreme conseguenze l’intento, già annunciato con la battaglia del grano, di rendere il paese autosufficiente nell’approvvigionamento delle materie prime e delle derrate alimentari: furono ulteriormente innalzati i dazi doganali, incentivate le grandi aziende nazionali, fissate quote massime per le importazioni, inventati e imposti dei sostituti (i “surrogati”) per i prodotti che l’agricoltura nazionale non poteva produrre (come il caffè e il tè) . Autarchia ed economia di guerra 1935 36 autarchia [ 12] Allo stesso tempo, le dispendiose imprese militari e via via anche le crescenti tensioni che si manifestavano nello scenario europeo, spinsero il regime a privilegiare i settori industriali coinvolti nella produzione bellica a sfavore di quelli rivolti ai consumi, cominciando a delineare quell’ che si sarebbe poi compiutamente dispiegata allo scoppio del secondo conflitto mondiale. economia di guerra L’isolamento economico dell’Italia percorso visivo [ 12] Il protezionismo economico e linguistico Sotto, scritta propagandistica che enfatizza la scelta autarchica. Nelle altre immagini, un manifesto che invita ad acquistare solo prodotti italiani, come quelli delle due pubblicità accanto. La chiusura delle frontiere ebbe riflessi anche nella cultura. Nuovi termini provenienti dall’estero erano sottoposti a un’italianizzazione forzata, come stabilì ufficialmente una circolare del 1936 . Le denominazioni delle squadre di calcio furono spesso cambiate da “football club” in “associazioni calcistiche” (Il Milan Cricket and Football Club divenne Associazione Calcio Milano); non furono risparmiati neppure i nomi di artisti stranieri: Louis Armstrong divenne Luigi Fortebraccio, così come Benny Goodman si trasformò in Beniamino Buonuomo. rispondi Che cosa prevede il sistema corporativo fascista? 1. Che cos’è la battaglia del grano? 2. Quali sono le riforme fasciste per far fronte alla Grande crisi del 1929? 3. L’Impero fascista 5.4 La politica estera fascista presentò a lungo , nonostante rimanesse ispirata al radicale nazionalismo che caratterizzava l’ideologia del regime e fosse finalizzata all’obiettivo di affermare il prestigio internazionale dell’Italia, uscita vincitrice dalla Grande guerra. Lo stesso Mussolini, per tutti gli anni Venti, : ora impegnando il paese in un ruolo di mediazione nelle controversie internazionali, ora ostentando una politica aggressiva da potenza espansionista, insoddisfatta dell’ordine stabilito a Versailles e dunque alla ricerca di una . La politica estera fra arroganza e prudenza orientamenti ambivalenti alternò uno stile diplomatico ad un atteggiamento più spregiudicato revisione radicale dell’assetto postbellico L’ostilità per Versailles >> pagina 211 Nel settembre 1923, per esempio, il massacro della delegazione militare italiana incaricata di sorvegliare il (oggetto di contesa fra i due paesi), avvenuto a opera di un gruppo di sconosciuti, provocò la decisa e sproporzionata reazione di Mussolini, che ordinò il bombardamento e l’ . L’aggressività italiana rientrò rapidamente di fronte alla possibilità di un intervento della Società delle Nazioni, che era stata chiamata in causa dalla Grecia e che Mussolini minacciò di abbandonare. D’altro canto, il governo Mussolini dimostrò anche una certa abilità diplomatica, chiudendo definitivamente la questione del libero Stato di , che rappresentava un nodo irrisolto nell’ordinamento postbellico: con il , firmato nel gennaio 1924, Fiume, città a maggioranza italiana, , mentre le terre circostanti, abitate prevalentemente da sloveni e croati, furono riconosciute alla sovranità iugoslava. confine greco-albanese occupazione dell’isola di Corfù Fiume Trattato di Roma fu annessa all’Italia Diplomazia e interventismo Nel complesso, comunque, negli anni Venti la propensione al compromesso prevalse sul tentativo di delegittimare l’ordine di Versailles. Il regime finì sempre per allinearsi alle posizioni di Regno Unito e Francia, proponendosi addirittura quale garante degli accordi internazionali, come in occasione degli . A suggellare la linea moderata fu la nomina di a . Grandi, che era delegato alla Società delle Nazioni a Ginevra, fu particolarmente attento a mantenere rapporti cordiali con Francia e Regno Unito. accordi di Locarno del 1925 [▶ par. 4.4] Dino Grandi ministro degli Esteri L’allineamento con Francia e Regno Unito Dopo le dimissioni di Grandi, nel , l’atteggiamento dell’Italia nel contesto internazionale riprese a oscillare tra la difesa dell’ordine esistente e il revisionismo. La ferma intenzione di sovvertire l’ordine di Versailles manifestata dal regime nazista di Adolf Hitler, salito nel frattempo al potere in Germania (come vedremo in seguito), offrì a Mussolini l’opportunità di riprendere la contestazione dell’assetto internazionale stabilito dopo la Grande guerra. Nonostante questo obiettivo comune e l’affinità ideologica fra i due regimi, i furono presto incrinati dalla , che Hitler dichiarava esplicitamente di voler annettere alla Germania. Nel luglio del , quando il cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss fu assassinato da un gruppo nazista durante un tentato colpo di Stato a Vienna, Mussolini, nell’intento di imporre il ruolo centrale dell’Italia nella regione in ambito internazionale, decise di schierare alcune divisioni italiane al confine del Brennero, facendo così desistere Hitler, almeno momentaneamente, dai suoi propositi. Nell’aprile del , poi, l’Italia firmò insieme a Regno Unito e Francia gli , che affermavano la necessità di preservare l’indipendenza austriaca e di opporsi a eventuali interventi tedeschi. 1932 rapporti fra Italia e Germania contesa per l’Austria 1934 1935 accordi di Stresa L’avvicinamento alla Germania di Hitler >> pagina 212 Alla metà degli anni Trenta Mussolini accettava ancora di schierarsi a fianco delle maggiori democrazie europee; parallelamente, tuttavia, egli stava già preparando le successive iniziative di stampo imperialistico. La propaganda del regime, del resto, insisteva da tempo sulla necessità di creare un , che facesse rivivere i fasti dell’Impero romano. La politica coloniale nuovo impero mediterraneo Il regime e la propaganda imperialistica La formulazione del , fulcro della propaganda fascista, alimentò l’aggressività internazionale del regime. La politica coloniale di Mussolini mirò anzitutto a ristabilire un controllo effettivo sulla , dove le truppe italiane, nonostante la vittoria militare del sull’Impero ottomano , non erano mai riuscite a sradicare del tutto il ribellismo delle popolazioni berbere. I generali Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani attuarono una , volta a isolare i ribelli e a distruggerne le reti di supporto logistico locale, con la deportazione di oltre libici e la loro detenzione in allestiti nel deserto, dove quasi la metà di loro morì. mito imperiale Libia 1912 [▶ cap. 1.7] spietata strategia repressiva 100 000 campi di concentramento La repressione in Libia Video: Il Duce sbarca in Libia Intanto, la volontà di rilanciare l’iniziativa in politica estera e il benevolo silenzio di Francia e Regno Unito rispetto ai suoi in Africa (l’atteggiamento conciliante dell’Italia nella Conferenza di Stresa era servito anche a questo scopo) indussero Mussolini ad accelerare i preparativi per , unico Stato ancora indipendente di tutto il continente. disegni coloniali l’invasione dell’Etiopia Le mire di Mussolini sull’Etiopia La scelta di impegnare il paese nella guerra d’Etiopia è stata a lungo attribuita alla volontà di Mussolini di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla crisi economica interna, con la promessa di creare una – utile tra l’altro a creare nuovi posti di lavoro – a partire dai possedimenti italiani in Somalia ed Eritrea. La guerra, tuttavia, rispondeva anche all’esigenza di una che mostrasse la determinazione dell’Italia a battersi per un nuovo ordine internazionale. La guerra d’Etiopia “ ” colonia di popolamento politica di potenza Una dimostrazione di forza Anche se per mesi dubbi e timori serpeggiarono fra i gerarchi, i quali ritenevano che l’esercito italiano fosse impreparato, il pretesto per dare seguito al proprio disegno fu offerto a Mussolini da uno scontro fra alcune forze irregolari etiopiche e l’esercito coloniale italiano presente in Somalia, avvenuto nel dicembre del presso Ual-Ual, località di confine fra Somalia ed Etiopia e sede di un importante complesso di pozzi petroliferi. In seguito a tale episodio, l’Italia presentò una formale protesta contro l’Etiopia alla Società delle Nazioni, avviando nel contempo una campagna di propaganda in patria a favore della “missione civilizzatrice” italiana, con toni e contenuti di matrice pesantemente razzista. 1934 Gli antefatti della guerra >> pagina 213 Preceduta da una lunga preparazione, l’ fu infine avviata in autunno. Il , penetrarono nel paese etiope oltre uomini dall’Eritrea, agli ordini del generale Emilio De Bono, e dalla Somalia italiana, guidati dal generale Rodolfo Graziani. Dopo una serie di vittorie che condussero alla (altamente simbolica perché riscattava la disfatta italiana del ), l’avanzata successiva incontrò non poche difficoltà. Rimosso De Bono, l’esercito italiano fu riorganizzato sotto il nuovo comando del generale Badoglio e venne autorizzato all’ (banditi dal protocollo di Ginevra del che anche l’Italia aveva firmato), così da terrorizzare e colpire non solo l’esercito etiope, ma anche la popolazione civile nelle retrovie. invasione dell’Etiopia 3 ottobre 1935 [ 13] 100 000 14 000 conquista di Adua 1896 uso massiccio dei gas 1925 L’invasione dell’Etiopia percorso visivo [ 13] La guerra d’Etiopia La modernità dell’equipaggiamento militare italiano rispetto a quello etiope si rivelò decisiva nel corso del conflitto. Aerei dell’aeronautica italiana in volo durante l’invasione dell’Etiopia. L’aviazione fu impiegata per appoggio logistico, ricognizione e bombardamento di postazioni nemiche. Un gruppo di soldati italiani festeggia la conquista di Maccallè avvenuta nel novembre 1935, vendicando la ritirata umiliante del 1896. La Società delle Nazioni, su richiesta dell’Etiopia, condannò l’aggressione e inflisse all’Italia. Francia e Regno Unito, infatti, pur essendo disponibili a tollerare qualche iniziativa coloniale italiana in Africa, non potevano consentire un’evidente violazione della legalità internazionale e l’annessione di uno Stato indipendente membro della stessa Società delle Nazioni. Le reazioni internazionali e la mobilitazione italiana sanzioni economiche Le sanzioni della Società delle Nazioni Per reagire al crescente isolamento internazionale prodotto dalla guerra in Africa orientale, la propaganda del regime dispiegò un’intensa campagna tesa a determinare una più stretta . Venne in questo quadro recuperata anche quella vena “antiborghese” che era stata tipica del primo fascismo, ora declinata sullo scenario internazionale attraverso la contrapposizione fra le , ossia quei paesi già possessori di un vasto impero e controllati da una ricca oligarchia (sostanzialmente, Regno Unito e Francia), e le come l’Italia, cui era negata la possibilità di far valere le proprie legittime aspirazioni. Anche in virtù di questa propaganda, nel il regime raggiunse l’apogeo della sua popolarità, come testimonia anche il successo di campagne per raccogliere fondi da destinare alla guerra, quali la “giornata della fede”, in cui le donne italiane donavano allo Stato l’anello nuziale, e della raccolta dell’oro e degli oggetti preziosi . Anche l’atteggiamento di e della Chiesa, in un primo momento critica verso la nuova impresa coloniale, divenne presto , tanto che a sostegno delle truppe fu inviato un gran numero di cappellani militari. identificazione tra fascismo e patriottismo nazioni “plutocratiche” nazioni “proletarie” 1936 [ 14] Pio XI favorevole alla guerra d’Africa Le reazioni del regime alle sanzioni percorso visivo [ 14] Le giornate della fede Un manifesto di propaganda che invita le donne italiane a donare le fedi. >> pagina 214 Le operazioni belliche condotte dal generale Graziani nella sbaragliarono le armate etiopi, superiori per numero ma dotate di un equipaggiamento inadeguato, sottoposte ai bombardamenti con armi chimiche e decimate dagli attacchi dei mezzi corazzati. Il 5 maggio il generale Badoglio entrò ad , infrangendo l’ultimo baluardo di resistenza e dichiarando concluso il conflitto. Il 9 maggio Mussolini annunciò la fondazione dell’ e re assunse il titolo di . Pur rifiutando di riconoscere l’annessione, la Società delle Nazioni revocò le sanzioni all’Italia poco tempo dopo. La conclusione del conflitto primavera del 1936 Addis Abeba Impero dell’Africa orientale Vittorio Emanuele III imperatore d’Etiopia [ 15] I negli scontri furono circa . Per la i costi della guerra furono invece ben più alti: fra militari e civili, durante e dopo il conflitto. Dopo la fine delle ostilità, infatti, le truppe italiane affidate al comando dell’ex gerarca torinese Cesare Maria De Vecchi condussero una . Negli anni successivi, inoltre, affluì dall’Italia un gran numero di amministratori civili, di politici e di giuristi che imposero un e discriminazione della popolazione locale. soldati italiani morti 5000 popolazione etiope oltre 700 000 vittime feroce campagna di repressione [▶ eventi] regime coloniale di brutale segregazione La proclamazione dell’Impero dell’Africa orientale percorso visivo [ 15] L’Impero italiano Carta interattiva rispondi Quali sono le caratteristiche della politica estera di Dino Grandi? 1. Qual è il pretesto per l’intervento militare italiano in Etiopia? 2. Che cosa accade il 9 maggio 1936? 3. >> pagina 215 eventi Le stragi italiane in Etiopia Il mito del “bravo italiano” La memoria del fascismo è stata a lungo condizionata dal mito del “bravo italiano” (contrapposto spesso al “cattivo tedesco”), ossia dal pregiudizio secondo cui gli italiani, per propria costituzione culturale, non potessero macchiarsi di violenze ed efferatezze. La storia delle guerre degli anni Trenta e Quaranta dimostra l’infondatezza di tale mito. Le operazioni belliche in Etiopia furono condotte anche con il ricorso ad armi chimiche bandite dalle convenzioni internazionali. Per affermare e consolidare il controllo del territorio, inoltre, furono compiuti massacri e rappresaglie a danno non solo dei gruppi di resistenza armata, ma anche delle popolazioni civili. La strage di Addis Abeba e gli altri massacri Uno dei peggiori eccidi fu quello seguito al fallito attentato contro il viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, avvenuto ad Addis Abeba il 19 febbraio 1937, durante una cerimonia pubblica. Il duce ordinò che «tutti i civili e religiosi comunque sospettati devono essere passati per le armi». Tra il 19 e 21 febbraio 1937 si scatenò così una rappresaglia che costò la vita a un numero imprecisato di etiopi, tra i 3000 e i 6000, con i militari italiani e gli àscari libici (con la denominazione di àscari – dall’arabo , “soldato” – venivano indicati i soldati indigeni inquadrati negli eserciti coloniali) che aprirono il fuoco indiscriminatamente contro la popolazione locale. askarī Nel successivo mese di maggio la violenza repressiva fascista trovò il suo culmine nella città-convento di Debrà Libanòs, dove furono uccisi almeno 500 religiosi, fra diaconi e monaci. Ancora più alto fu il numero di coloro che, ritenuti sospetti, furono giustiziati nei giorni successivi. Un gran numero di etiopi, infine, fu recluso in campi di concentramento, come quello di Danane, in Somalia. Qui furono deportati fino a 6000 prigionieri, di cui la metà morì per fame e malattie. Gli effetti del gas. Soldato etiope entrato in contatto con l’iprite, il cosiddetto “gas mostarda”, mostra le ustioni sul proprio corpo. La radicalizzazione totalitaria 5.5 Nonostante il ritiro, da parte della Società delle Nazioni, delle sanzioni nei confronti del governo italiano, la conquista dell’Etiopia incrinò le relazioni internazionali dell’Italia, in particolare con Francia e Regno Unito. In tale contesto, Mussolini pensò di poter continuare la propria politica spregiudicata attraverso un , anche nel tentativo di porre l’Italia in una posizione che consentisse ulteriori acquisizioni coloniali. Anche grazie all’azione del nuovo ministro degli Esteri , apertamente filotedesco, nell’ furono firmati a Roma gli accordi diplomatici che sancivano un : non ancora una vera e propria alleanza, ma un patto che prevedeva dei due paesi. L’asse Roma-Berlino avvicinamento alla Germania nazista Galeazzo Ciano ottobre del 1936 “asse” fra Roma e Berlino posizioni comuni nella politica estera L’alleanza con la Germania nazista Gli equilibri faticosamente determinati nello scacchiere europeo, nel corso degli anni Venti, venivano così definitivamente meno: si rafforzava la che era già emersa in occasione della guerra civile scoppiata in Spagna pochi mesi prima (come vedremo più vanti) e che da lì a pochi anni sarebbe deflagrata nel secondo conflitto mondiale. contrapposizione fra democrazie e fascismi L’Europa divisa >> pagina 216 L’impresa coloniale in Etiopia, come si è visto, era stata accompagnata da campagne che avevano fatto leva sul nazionalismo e sull’ostilità nei confronti delle cosiddette “potenze plutocratiche”, proprio mentre in economia si rafforzava una politica che richiamava il paese alla mobilitazione e ne accentuava l’isolamento, con la parola d’ordine dell’autarchia. Ma la propaganda di regime aveva fatto leva anche su un altro aspetto: l’ . Razzismo e antisemitismo affermazione della superiorità di una presunta “razza italiana” Propaganda e “razza italiana” Così, nell’ambito della nuova fase di mobilitazione totalitaria voluta da Mussolini nella seconda metà degli anni Trenta, il razzismo divenne uno strumento propagandistico del regime, in particolare nella sua declinazione . Gli ebrei italiani erano una comunità piuttosto ristretta (circa persone), per lo più integrata nel corpo della società, tanto che molti di loro avevano aderito al fascismo. La propaganda antiebraica, in questo senso, costituì un’improvvisa e radicale inversione della tendenza all’assimilazione degli ebrei che aveva caratterizzato il Regno d’Italia a partire dal processo risorgimentale. Anche per questo, l’introduzione di provvedimenti antisemiti è stata a lungo interpretata come il risultato della crescente influenza di Hitler su Mussolini, cioè come un prodotto d’importazione in un paese che era sostanzialmente estraneo al razzismo e all’antisemitismo. antisemita 50 000 Il rapporto fra ebrei e regime In realtà, le tendenze razziste erano presenti nel fascismo fin dalle sue origini, a partire da un violento . A seguito della guerra d’Etiopia, poi, aveva cominciato a circolare ampiamente anche un . Infine, bisogna considerare che al nuovo corso antisemita del fascismo concorrevano anche l’ , fondato sull’antica ostilità verso gli ebrei in quanto “ ”, nonché , che identificava l’ebreo con l’alto borghese e il grande capitalista. antislavismo razzismo di matrice coloniale antiebraismo cattolico ▶ deicidi socialista e sindacalista Le origini del razzismo fascista deicida “Uccisore di Dio”. Tradizionale accusa antigiudaica secondo cui gli ebrei sarebbero stati responsabili della morte di Gesù Cristo, crocifisso per ordine delle autorità giudaiche. Il punto di partenza della campagna contro gli ebrei fu la pubblicazione, nel luglio , del (noto anche come ), firmato da un gruppo di docenti universitari (sociologici, antropologi, patologi, demografi). In agosto fu poi lanciata la rivista , che introdusse nel dibattito vere e proprie forme di , anche se queste, a differenza del caso nazista, non furono mai prevalenti. Infine, in un discorso tenuto a Trieste il settembre , Mussolini annunciò il varo della legislazione razziale. Le leggi razziali 1938 Manifesto degli scienziati razzisti Manifesto della razza La difesa della razza ▶ razzismo biologico 5 1938 Il Manifesto della razza razzismo biologico Dottrina che teorizza la divisione biologica dell’umanità in razze superiori e inferiori. Rispetto a una più generica discriminazione su base culturale, religiosa o sociale, esistita dai tempi più remoti, è un fenomeno relativamente recente. I , introdotti dall’ , decretarono l’espulsione degli ebrei non italiani e l’esclusione dalla scuola italiana di qualunque ordine e grado delle «persone di razza ebraica», sia docenti sia studenti Oltre docenti furono espulsi da scuole e università italiane; molti presero la via dell’esilio, dirigendosi per lo più verso Londra o New York. Gli ebrei furono poi radiati dal Partito fascista, esclusi dalle amministrazioni pubbliche e dalla maggior parte delle attività professionali; i loro patrimoni furono sottoposti a stretti vincoli e i matrimoni misti furono vietati . “provvedimenti per la difesa della razza” autunno del 1938 . [▶ FONTI, p. 218] 200 [ 16] Con l’eccezione di alcune limitate manifestazioni di solidarietà verso gli ebrei, nel complesso la società italiana accettò le misure antisemite del regime, mentre in seno alla Chiesa cattolica le voci contrarie alle persecuzioni rimasero del tutto isolate. Le leggi antisemite percorso visivo [ 16] L’antisemitismo in Italia Come mostrano le vignette, gli ebrei erano privati di fondamentali diritti individuali riconosciuti agli altri cittadini, e al tempo stesso erano banditi dagli enti amministrativi, dagli organi del Partito fascista, dagli istituti bancari e assicurativi, dalle scuole pubbliche. Vignette dal numero de del novembre 1938, in cui sono riassunti i provvedimenti delle leggi razziali. La difesa della razza Fin dalle origini il fascismo aveva invocato una trasformazione radicale dell’ordine europeo disegnato dopo la Grande guerra; fu però nel corso degli anni Trenta che le rivendicazioni nazionali e i progetti di espansione imperiale si intrecciarono con l’idea di una . Il fascismo e l’Europa nuova Europa fascista >> pagina 217 Il fascismo offriva infatti un , propugnando una diversa soluzione ai problemi che si erano aggravati in Europa all’indomani del disastro bellico: da una parte la , da risolvere superando la lotta di classe in favore di un sistema armonico di collaborazione fra i “produttori” (il corporativismo), che di fatto si traduceva però in una conservazione dello status quo in favore del ceto imprenditoriale; dall’altra la , nell’ambito della quale il fascismo proponeva una concezione organica e gerarchica del potere e delle relazioni sociali, in cui la sfera individuale era subordinata allo Stato (una visione opposta a quella liberale di una società fondata sui diritti individuali). modello di modernità alternativo sia a quello liberaldemocratico sia a quello comunista questione sociale questione politico-istituzionale Le novità del sistema fascista In Europa, dal Belgio alla Spagna, dalla Francia alla Germania e dalla Iugoslavia alla Romania, tutta una galassia di gruppi e movimenti politici di destra si ispirò all’esempio del fascismo italiano e all’esperienza di Mussolini, a partire da Hitler e dal nazismo tedesco. Una collaborazione diretta legò in particolare il fascismo italiano al gruppo degli croati, che rivendicavano l’indipendenza della Croazia dal Regno di Iugoslavia: il movimento, fondato da Ante Pavelic´, trovò in Mussolini un punto di riferimento ideologico e di appoggio logistico (i terroristi croati che nell’ottobre , a Marsiglia, assassinarono il re iugoslavo e il ministro degli Esteri francese Louis Barthou erano stati addestrati dai fascisti italiani). Ustascia 1934 Nonostante le affinità, i fascismi europei erano troppo radicati nei rispettivi per dar vita a una forma effettiva di coordinamento internazionale. Gli stessi – segnati tra l’altro dalla sproporzione di forze economiche e militari a vantaggio della Germania – continuarono a oscillare . Il progetto nazista di un “Nuovo ordine europeo” fondato sulla supremazia della “razza ariana” era solo in parte compatibile con il disegno fascista di un “Nuovo ordine mediterraneo”. L’alleanza tra l’Italia fascista e la Germania nazista era dunque tutt’altro che scontata e solo una nuova guerra totale le avrebbe compiutamente accomunate in un’esperienza che (come vedremo in seguito) si sarebbe rivelata catastrofica per entrambe. nazionalismi rapporti fra Mussolini e Hitler fra la convergenza ideologica e la rivalità geopolitica La diffusione in Europa dei fascismi europei rispondi Che cosa sancisce l’asse Roma-Berlino del 1936? 1. Che cosa prevedono i provvedimenti per la difesa della razza, emanati nel 1938? 2. Per la soluzione di quali problematiche il fascismo viene visto come un nuovo sistema modello? 3.