L’opera

Dei Sepolcri

Il fluire ininterrotto del tempo, la nostalgia per la Grecia, la venerazione dei grandi personaggi del passato, la funzione consolatrice e civilizzatrice della bellezza e delle arti, gli affetti familiari sono i temi fondamentali della poetica di Ugo Foscolo, che trovano espressione nei sonetti e vengono poi diversamente rielaborati nei Sepolcri, il capolavoro dell’autore. Scritto nel 1806 e pubblicato l’anno successivo, in esso si celebra il particolare valore del culto dei morti, sia per l’individuo sia per la società.

Nella concezione materialistica del poeta, che nega la possibilità di una sopravvivenza dell’anima dopo la morte, la tomba rappresenta l’unico luogo in cui può ancora avvenire un colloquio tra vivi e defunti. L’importanza data al sepolcro non deve essere intesa come un atteggiamento di sterile nostalgia verso chi non c’è più: la memoria dei morti, infatti, soprattutto se hanno condotto una vita eroica, deve spingere gli uomini all’azione, spronando i virtuosi alla virtù morale e civile. Allo stesso tempo, le grandi personalità della Storia, che non erano state riconosciute come tali durante la vita, possono ottenere, attraverso il ricordo, la gloria meritata.

A questo contribuisce anche la poesia, assumendo il compito di conservare la memoria degli eroi una volta che le loro tombe siano state distrutte dal passare del tempo, rendendo quindi “eterno” il loro ricordo.