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Pasolini, un cinema che combatte il Potere

A spingere Pasolini al passaggio dalla letteratura al cinema è la ricerca di un linguaggio più universale che parli della vita non con le parole ma attraverso la vita stessa, resa sul grande schermo con l’evidenza delle immagini. Nel 1961 dichiara: «L’esperienza cinematografica e quella letteraria non sono antitetiche. Direi anzi, che esse sono forme analoghe. Il desiderio di esprimermi attraverso il cinema rientra nel mio bisogno di adottare una tecnica nuova, una tecnica che rinnovi. […] L’importante è l’opera, l’ideazione che questa opera prevede; fondamentale è la spinta progressiva che essa contiene». Pochi anni dopo Pasolini spiega la sua concezione del cinema: «Se il cinema altro non è […] che la lingua scritta della realtà (che si manifesta sempre in azioni), significa che non è né arbitrario né simbolico: e rappresenta dunque la realtà attraverso la realtà». Il cinema è inoltre una forma artistica più nazional-popolare (nel senso positivo con cui Gramsci usa tale espressione) della letteratura, e consente di raggiungere un pubblico più ampio.