T7

I fiumi

L’allegria

Bagnandosi nell’Isonzo durante una pausa concessa dalla guerra, il poeta ritrova il ricordo degli altri fiumi legati alla sua vita. Abbandonandosi al fluire puro della natura, prima di avventurarsi nei meandri del passato, egli sembra dimenticare l’angoscia e il dolore, per recuperare la dimensione pacificata di una serena adesione alla vita.


Metro Versi liberi.

Cotici* il 16 agosto 1916


Mi tengo a quest’albero mutilato

abbandonato in questa dolina

che ha il languore

di un circo

5      prima o dopo lo spettacolo

e guardo

il passaggio quieto

delle nuvole sulla luna


Stamani mi sono disteso

10    in un’urna d’acqua

e come una reliquia

ho riposato


L’Isonzo scorrendo

mi levigava

15    come un suo sasso


Ho tirato su

le mie quattr’ossa

e me ne sono andato

come un acrobata

20    sull’acqua


Mi sono accoccolato

vicino ai miei panni

sudici di guerra

e come un beduino

25    mi sono chinato a ricevere

il sole


Questo è l’Isonzo

e qui meglio

mi sono riconosciuto

30    una docile fibra

dell’universo


Il mio supplizio

è quando

non mi credo

35    in armonia


Ma quelle occulte

mani

che m’intridono

mi regalano

40    la rara

felicità