La rivoluzione stilistica

Alle origini dello sperimentalismo ungarettiano

L’itinerario che conduce Ungaretti a sperimentare nuovi mezzi espressivi parte dalla lettura giovanile dei versi di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé, amati durante il periodo scolastico trascorso presso l’École Suisse Jacot di Alessandria d’Egitto, dove si impartiva l’insegnamento della lingua e della letteratura francese. Gli anni egiziani costituiscono una fondamentale miniera di suggestioni estetiche e culturali: il deserto come luogo di miraggi e di silenzio; l’immagine del nomade alla ricerca della patria, cioè delle radici; il bilinguismo quale conseguenza della frequentazione della cultura italiana e di quella francese; lo stesso motivo del “porto sepolto” che abbiamo visto al centro del suo immaginario poetico.

La successiva esperienza francese porta Ungaretti a contatto con gli ambienti dell’avanguardia e gli consente di intrecciare amicizie feconde, come quella con il poeta Guillaume Apollinaire, da cui apprende una inedita dimensione spaziale della parola: i suoi Calligrammes ( p. 414) forniscono il modello per testi brevi e brevissimi, svincolati da schemi metrici e capaci di sondare, attraverso la libertà assoluta della parola, la realtà più profonda della psiche e della condizione umana. La frequenza, alla Sorbona, ai corsi del filosofo Henri Bergson gli suggerisce inoltre l’idea della memoria e del tempo interiore come “durata”: allo spazio empirico e oggettivo subentra quello onirico e soggettivo.