Educazione CIVICA – Pagine di realtà

Shakespeare, Freud e l’Amleto

In questo articolo, tratto dal portale della Società psicanalitica italiana, viene sostenuta l’importanza della figura di Amleto in molti campi della cultura moderna, a partire da quello della psicanalisi freudiana. Elaborata da Sigmund Freud alla fine dell’Ottocento, la psicanalisi è sia un metodo d’indagine sul funzionamento della mente umana sia una tecnica di cura delle malattie psichiche basata sull’uso della parola: l’intuizione dell’esistenza di una dimensione inconscia in ogni individuo rivoluzionò l’idea tradizionale dell’io. Nella teoria psicanalitica si parla di “complesso di Edipo” a proposito della situazione psicologica del bambino, che sino a una certa età nutre sentimenti di amore per il genitore del sesso opposto e sentimenti di rivalità per quello del suo stesso sesso. Il non avvenuto superamento del complesso di Edipo favorirebbe l’insorgere di situazioni nevrotiche nell’età adulta.

“Non solo le opere di William Shakespeare continuano ad essere studiate, lette e rappresentate in teatro o al cinema, ma citazioni, oggetti iconici, spunti narrativi tratti dai suoi lavori possono rintracciarsi anche nelle serie televisive più seguite, nei prodotti della cultura pop o nella pubblicità.

Del resto, come meravigliarsi di questa immortalità di Shakespeare? La materia di cui sono fatti i suoi personaggi e le sue storie sono intrecci vivi e pulsanti di passioni universali: amore, odio, desiderio, vendetta, gelosia, avidità di potere, tutti i sentimenti che si agitano nell’animo umano e muovono i comportamenti, trovano in lui un acutissimo esploratore.

Sigmund Freud nutrì sempre un profondo interesse ed una grande ammirazione per gli artisti e per le loro creazioni, ritenendoli in grado di esprimere in forma intuitiva ciò che la nuova disciplina da lui creata, la psicoanalisi, si riprometteva di esplorare in modo scientifico. Avido lettore fin dall’infanzia, con la tendenza ad indentificarsi in figure celebri per grandi imprese – la giovane madre aveva alimentato nel piccolo Sigmund, il figlio prediletto, una notevole autostima! –, Freud a otto anni cominciò a leggere Shakespeare e vi ritornò ripetutamente nel corso della sua vita, considerandolo uno dei suoi autori prediletti. Nello studio della casa londinese di Freud, le opere di Shakespeare e di Goethe occupano il posto d’onore in biblioteca, collocate come sono nella sezione centrale, proprio dietro la sedia della sua scrivania.

Christian Smith, studioso dell’Università di Warwick, ha indagato l’influenza formativa di Shakespeare su Freud: a suo avviso giocò un ruolo non solo nello sviluppo personale di Freud, ma si espresse in tutta la sua opera, nell’utilizzo di riferimenti shakespeariani sia come mezzo per spiegare certi concetti psicoanalitici, sia proprio per svilupparli. Tra lettere e scritti teorici, si contano 107 citazioni o rimandi di cui 16 nella sola Interpretazione dei sogni (1900), testo in qualche modo fondativo della psicoanalisi, approdo di anni di inquietudine e ricerca e di una sofferta autoanalisi. In alcune pagine del libro, per illustrare le dinamiche edipiche, Freud [...] espone un’interpretazione dell’Amleto come moderno Edipo. Molte delle intuizioni elaborate da Freud su Amleto furono in seguito riprese dal suo allievo e biografo Ernest Jones in vari saggi, a partire dagli anni ’10 fino al celebre volume su Amleto e Edipo, diffondendo una lettura psicoanalitica del personaggio che venne molto apprezzata e che servì da spunto per numerose messe in scena: in particolare Sir Laurence Olivier la utilizzò nella celebre versione filmica del 1948, che rese popolare presso il grande pubblico l’interpretazione di Amleto nei termini di un conflitto psicologico edipico.

In un articolo di Joshua Rothman, apparso qualche anno fa sul “New Yorker” a commento di un libro su Amleto, si afferma che è sbagliato pensare che Freud abbia utilizzato il complesso di Edipo per capire Amleto, ma piuttosto sarebbe stato l’Amleto ad aiutare Freud a capire – e forse persino ad inventare – la psicoanalisi. Un’affermazione paradossale, naturalmente, altrettanto quanto quella di Carmelo Bene: «... la psicoanalisi (che il bardo inglese ne sia il fondatore?)».

Eppure, Freud riconobbe a Shakespeare di aver individuato una sintomatologia nevrotica rappresentandola mirabilmente in Amleto [...]: «Non penso ad un’intenzione deliberata di Shakespeare, ma ritengo piuttosto che un evento reale abbia spinto il poeta a tale rappresentazione, mentre il suo inconscio capiva l’inconscio dell’eroe». Sulla base dell’«evento reale» ipotizzato da Freud, James Shapiro, docente di Letteratura comparata alla Columbia University, fonda una suggestiva argomentazione che darebbe ragione di una sorta di identificazione/rispecchiamento di Freud con l’autore dell’Amleto. Nella Interpretazione dei sogni, Freud aveva scritto: «Traggo dall’opera di Georg Brandes su Shakespeare la notizia che il dramma è stato composto immediatamente dopo la morte del padre di Shakespeare (1601), quindi in pieno lutto, nella reviviscenza, ci è lecito supporre, delle sensazioni infantili di fronte al padre».”


(www.spiweb.it, 11 maggio 2016)