I trattati politici

Oltre che molte opere in versi, Alfieri ha scritto anche testi in prosa. È infatti autore di un cospicuo epistolario, di una serie di appunti (in francese e in italiano) di vario genere – personali, psicologici, di costume – che vanno sotto il titolo di Giornali, di un’autobiografia (di cui tratteremo ampiamente più avanti), nonché di due originali trattati politici, che confermano l’importanza delle sue meditazioni su temi tipicamente illuministici come la libertà e la tirannide.

Della tirannide

Il trattato, composto di 2 libri, viene scritto nel 1777, anche se l’autore lo dà alle stampe soltanto tre anni dopo. Il primo libro presenta, in uno stile secco e teso, un’analisi della tirannide, definita come quel particolare tipo di governo in cui «chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità».

Nel secondo libro si descrive la vita sotto la tirannide: chi da tempo è sottoposto a un simile regime non si accorge della violenza che subisce; solo gli uomini più virtuosi potranno dunque rinfocolare l’amore per la libertà. In questo senso, Alfieri giudica la tirannide moderna ancor più pericolosa di quella antica, perché si maschera spesso dietro un potere apparentemente illuminato, gettando così le basi per durare molto a lungo. Una soluzione potrebbe essere il tirannicidio, che però l’autore non giudica un mezzo utile a instaurare la repubblica, poiché in tal modo spesso a un regime tirannico ne succede un altro.