CONSONANZE CONTEMPORANEE

Paolo Sorrentino

LA «GRANDE BELLEZZA» DI UN ESTETA CONTEMPORANEO

Più di un secolo è passato da quando Andrea Sperelli muoveva i propri passi nella Roma, barocca e decadente, della fine dell’Ottocento. Ora siamo negli anni Duemila e la sfolgorante capitale ospita ancora nel vortice della mondanità una folla di aspiranti al successo. Lo scrittore e regista Paolo Sorrentino (n. 1970) inventa un personaggio che sembra tratto da un romanzo dannunziano: scrittore infiacchito dalla pigrizia e ormai preda della vacuità, Jep Gambardella è il protagonista, frivolo e snob, di uno stanco teatro popolato da intellettuali falliti, mariti infedeli, arricchiti dell’ultim’ora, pretenziose borghesi radical chic. È lui il protagonista del film La grande bellezza, premiato nel 2014 con l’Oscar al miglior film straniero: qui leggiamo la prima parte della sceneggiatura, che ci porta su una terrazza romana, dove Jep festeggia il proprio compleanno.

Una sequela impressionante, insistita, ossessiva e orrorifica di primi piani, di corpi, di dettagli sudati di un campionario umano vastissimo. Giovani o di mezz’età; ributtanti, trasparenti o affascinanti; decolletés spropositati e irreali, abbronzature violente, sessantenni travestiti da giovanotti, labbra rigonfie, uomini dai visi laccati, eleganti o volgari, stravaganti o mezzi nudi, tutti sudati, invitati e imbucati, ballano il Maracaibo.1

In preda a una felicità che mette paura. Una vertigine. […]

I ballerini depositano sul suolo Lorena. Questa, sovreccitata e sudata, tracanna al volo un superalcolico e urla: «Auguri, Jep. Auguri, tesoro. Auguri, Roma». E applaude ballando, con l’esagitazione dei grandi disperati. Un gruppetto di donne la imita. Rivolgono l’applauso all’uomo più importante della festa: il festeggiato. Questi sta ballando felice, sotto gli occhi ammirati di donne di diverse età. È elegante in modo spigliato. Veste il miglior lino, ma lo porta come se non gli desse importanza.

Si volta danzando e lo vediamo in viso. È sudato e oggi compie sessantacinque anni ma li porta benissimo.

È un uomo di assoluta, esclusiva, inaudita bellezza. Possiede occhi di un blu cobalto che neanche Paul Newman. Un bel corpo ancora tonico rispetto all’età. Mani da suonatore d’organo. I capelli grigi gettati con nonchalance all’indietro come un Helmut Berger2 all’apice. […] Si chiama Geppino, ma nessuno lo chiama Geppino. Solo Jep.

Le donne nei pressi sono vistosamente perdute per lui. Lorena gli appioppa un bacio sulle labbra che lui subisce. Secondo diversi gradi di discrezione, tutte le donne intorno cercano di catturare il suo interesse.

Lui non se ne preoccupa. Sorride amichevole a tutte, rivelando denti perfetti, insensibili al passare dei decenni e continua a ballare con quella disinvolta padronanza del gesto e dei movimenti che è rintracciabile solo nei grandissimi ballerini.


(Paolo Sorrentino, Umberto Contarello, La grande bellezza, Skira, Milano 2013)