CAPITOLO 19 L ITALIA DAI GOTI AI BIZANTINI sensibilmente le condizioni di vita della popolazione. La distruzione dei raccolti e i saccheggi compiuti dagli eserciti provocarono infatti una profonda crisi nelle campagne: le carestie portarono a una forte diminuzione della popolazione e aggravarono ulteriormente la situazione delle città, prive di rifornimenti alimentari. A tutto ciò, infine, si aggiunsero i nuovi tributi imposti dall impero d Oriente per recuperare le spese sostenute nella lunga guerra. Il declino di Bisanzio Poco tempo dopo la morte di Giustiniano, nel 565, i Bizantini persero però gran parte dei territori che avevano conquistato in Occidente e l impero d Oriente entrò in un epoca di declino. Le guerre condotte durante la fase di espansione territoriale avevano compromesso le finanze imperiali, senza fornire le risorse economiche sperate. Inoltre, l impiego dell esercito in Occidente aveva lasciato sguarniti i confini orientali. Nel corso del VII secolo, nell area balcanica, si susseguirono le invasioni degli Slavi, dei Gepidi e dei Bulgari, popoli nomadi di origine asiatica. Il pericolo più grave fu però costituito dai Sasanidi, che, come vedremo, nel 626 giunsero addirittura ad assediare Costantinopoli. L assedio di Costantinopoli del 626, affresco del XVI secolo del monastero di Moldovita, Romania. VOCI DALLA STORIA La guerra e la fame in Italia Una testimonianza attendibile della situazione della penisola italica durante la guerra greco-gotica è contenuta nell opera dello storico bizantino Procopio di Cesarea, che in questo brano descrive la crisi provocata dal conflitto. Passò il tempo e venne di nuovo l estate. Nei campi il grano maturava, ma non abbondante come negli anni precedenti. Non era stato seminato in solchi ben tracciati dagli aratri e lavorati dalla mano dell uomo, ma sparso solo sulla superficie, e perciò la terra aveva potuto farne germogliare soltanto una piccola parte; siccome poi nessuno lo aveva mietuto, giunto a maturazione era caduto a terra, e non era più nato niente. [ ] Naturalmente moltissimi caddero vittime di ogni specie di malattie e soltanto pochi riuscirono a superarle e a salvarsi. Nel Piceno [la zona compresa tra le attuali regioni italiane delle Marche e dell Abruzzo] si parla di non meno di cin- 164 quantamila persone, tra i contadini, che morirono di fame, e molti di più ancora furono nelle regioni a nord del mare Adriatico. [ ] Molte persone erano così indebolite dalla fame, che se per caso capitavano dove c era dell erba, si gettavano su di essa con avidità, chinandosi per strapparla da terra; ma siccome non riuscivano perché le forze le avevano del tutto abbandonate, cadevano sull erba con le mani tese e lì morivano. Procopio di Cesarea, La guerra gotica, II, 20, trad. di M. Craveri, Einaudi, Torino 1980 STUDIO CON I TESTI Per quale motivo nella penisola italica il grano non cresceva come negli anni precedenti? Perché la popolazione moriva più facilmente a causa delle malattie?