CAPITOLO 15 LA NASCITA DELL IMPERO Il circolo di Mecenate Voci dalla storia p. 25 Didascalico: l aggettivo viene riferito a opere che si propongono di fornire insegnamenti scientifici, morali o anche pratici. VIDEO Il mecenatismo e la cultura all inizio dell impero Il ritorno alla moralità antica Rilievo del I secolo raffigurante una scena bucolica. Nelle Bucoliche Virgilio esalta la vita contadina come ideale, contrapposta alla realtà dello scontro politico e della guerra propri della sua epoca. 24 Augusto affidò la sua politica culturale all amico e fidato consigliere Gaio Cilnio Mecenate (69 a.C. circa-8 a.C.). Appartenente all ordine equestre, Mecenate era vicino al principe già dai tempi della guerra contro Sesto Pompeo. Dopo la nascita del principato, egli si ritirò dalla vita politica ma, da letterato qual era, continuò a costituire il tramite tra Augusto e un circolo di intellettuali che raccolse i più importanti poeti e scrittori del tempo. Gli artisti che entravano a far parte del circolo di Mecenate venivano mantenuti a sue spese affinché celebrassero nelle loro opere la pace, la prosperità e la stabilità dell ordinamento statale instaurato da Augusto. Di questo circolo fece parte il poeta Publio Virgilio Marone (70-19 a.C.). Autore delle Bucoliche e delle Georgiche, poemi didascalici in cui si esalta la frugalità e la laboriosità della vita contadina tema caro alla propaganda augustea , la sua fortuna è legata soprattutto al poema epico Eneide, che narra il viaggio dell eroe troiano Enea in fuga dalla patria, distrutta dagli Achei, fino alle coste del Lazio. Fu in quest epoca che venne ripresa l antica leggenda che faceva discendere le origini di Roma, ma anche della gens Iulia, dall eroe troiano. Poiché Enea era figlio della dea Venere, la leggenda confermava il carattere divino della persona di Augusto. Nello stesso periodo furono attivi anche Quinto Orazio Flacco (65-8 a.C.), autore di una vasta produzione che abbracciava diversi generi letterari, e Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-17 d.C.), la cui opera ebbe un carattere leggero ma comunque raffinato e brillante. La vicenda di Ovidio mostra come Augusto, attraverso il suo amico Mecenate, fosse molto generoso con chi si inchinava alla sua autorità, ma punisse duramente chi non vi si conformava. Ovidio fu infatti allontanato da Roma ed esiliato a vita a Tomi, in una zona desolata sulle coste del mar Nero (l odierna Romania). I motivi di questa punizione non sono chiari: forse il poeta fu autore di uno sgarbo nei confronti del principe, ma è probabile che abbiano avuto un peso anche i contenuti della sua opera, ritenuta in contrasto con la politica di moralizzazione della società portata avanti in quegli anni da Augusto. Negli anni del principato di Augusto visse infine Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.), lo storico più importante dell epoca e autore di una storia di Roma dalla fondazione della città (Ab Urbe condita). Augusto stesso volle descrivere le sue imprese in un opera, le Res gestae, che venne poi diffusa in tutto l impero. Nella propaganda augustea, un ruolo di primo piano fu svolto dal recupero della morale e delle usanze religiose antiche (il mos maiorum), caratteristiche dell identità romana in contrapposizione ai costumi corrotti dei regni orientali. Già durante gli anni della lotta contro Antonio, Ottaviano aveva attribuito alla diffusione della mentalità orientale all interno della società romana la decadenza morale e civile che aveva colpito lo Stato. Il recupero dell antica moralità romana aveva dunque lo scopo di consolidare il potere imperiale. Ai princìpi del mos maiorum si ispirarono le numerose leggi introdotte da Augusto a sostegno delle famiglie e delle nascite, attraverso l adozione di norme che miravano a punire gli adulteri e a favorire le unioni matrimoniali, regolando i divorzi (ora consentiti anche alle donne), le doti e le successioni. Lo scopo di queste riforme era soprattutto quello di compensare il crollo demografico che si era verificato nell epoca delle guerre civili. Per questo, per esempio, veniva