IMMAGINI DALLA STORIA La vita nelle città islamiche Nell Alto Medioevo, mentre in Europa l urbanesimo declinava in seguito alla crisi economica e demografica, le città musulmane conobbero un periodo di grande prosperità. Il cuore degli insediamenti arabi era costituito dal mercato, che in genere occupava un intero quartiere. Le botteghe dei commercianti e degli artigiani erano organizzate in base ai tipi di merce venduta: profumi, tessuti, vasi, manufatti preziosi e prodotti alimentari. Nello stesso quartiere sorgevano le locande in cui erano ospitati i mercanti provenienti da altre città e i magazzini per la conservazione delle merci. Le città erano circondate da mura difensive ed erano divise in quartieri in base all origine etnica o all appartenenza tribale della popolazione. Le abitazioni erano generalmente costituite da case di un solo piano. L acqua per gli usi domestici era contenuta in vasche comuni al centro dei cortili. All interno di ogni quartiere l edificio più importante era la moschea, luogo di preghiera dei fedeli. La struttura delle moschee, inizialmente semplice e lineare, conobbe nel corso dei secoli un intenso sviluppo, arricchendosi di nuovi elementi architettonici e di raffinate decorazioni. 1 La città della Mecca con alle spalle il monte sacro Arafat in una miniatura del XIX secolo. In primo piano son ben visibili le imponenti mura difensive (Museo delle arti e delle tradizioni popolari, Damasco). 2 Le decorazioni ad arabeschi della cupola della moschea di Bukhara, in Uzbekistan. Gli arabeschi e l idolatria Gli Arabi, oltre che per l architettura, si distinsero per l arte dei fregi, come dimostrano gli splendidi monumenti eretti nei territori conquistati. Essi erano ornati dai cosiddetti arabeschi (termine derivato probabilmente proprio dall aggettivo arabo ), che raffiguravano motivi geometrici ed elementi naturali stilizzati mescolati alla scrittura. Il Corano, infatti, vietava di raffigurare l immagine di dio o di riprodurre le forme degli esseri 262 viventi in modo realistico: l arte figurativa era considerata un tentativo sacrilego di imitare la creazione divina del mondo. Per questo motivo gli artisti islamici evitavano ogni raffigurazione naturalistica nella scultura e nella pittura, interpretabile come segno di idolatria. Questa concezione, diffusa nelle comunità ebraiche oltre che tra gli Arabi, influenzò anche i Bizantini nel periodo dell iconoclastìa.