CAPITOLO 26 L ET DI CARLO MAGNO Le ville curtensi Le curtes erano ampie tenute rurali di proprietà nobiliare o ecclesiastica, sparse su territori molto estesi e la cui continuità era spesso interrotta dai possedimenti di altri proprietari. Erano quasi totalmente autosufficienti, dal momento che la loro produzione bastava a mantenere la popolazione residente al loro interno, composta, oltre che dalla famiglia del proprietario terriero, dai suoi servi, dai contadini e dagli artigiani liberi impiegati alle sue dipendenze. Ogni curtis era divisa in due zone: l area che il proprietario, il dominus ( signore ), gestiva attraverso i suoi sottoposti era definita pars dominica; qui erano presenti le stalle e i magazzini con gli attrezzi agricoli di proprietà signorile, oltre che gli impianti per la lavorazione dei vari prodotti (mulini, macine, forni, frantoi); la parte restante della tenuta, la pars massaricia, era costituita dai mansi (dal latino manere, risiedere ), ossia terreni affidati ai contadini, i massari o coloni. Essi vi risiedevano e vi potevano costruire le loro abitazioni; in cambio pagavano un affitto (o canone) in denaro o in natura, con la cessione di una parte dei loro prodotti (grano, vino, tessuti o altri beni). Le aree incolte del saltus erano invece libere da diritti di sfruttamento: i contadini potevano portare i propri animali a brucare l erba dei pascoli o raccogliere la legna nei boschi. Previa autorizzazione del signore era inoltre possibile cacciarvi la selvaggina, che costituiva un importante, anche se rara, integrazione della dieta contadina. Una scena di caccia in una miniatura dell XI secolo. Le corvées e la vita nei mansi 364 I massari erano formalmente liberi ma vivevano spesso in condizioni pressoché servili. Essi erano di fatto sottomessi in tutto e per tutto ai loro signori e non avevano alcuna prospettiva di mobilità sociale. In molte aree d Europa il possesso della terra da parte dei signori contemplava anche la piena disponibilità dei contadini che vi abitavano e che, in caso di passaggio di proprietà, venivano ceduti insieme ai campi sui quali erano insediati. Per questo motivo erano chiamati servi della gleba, cioè della terra . I massari erano inoltre tenuti a fornire prestazioni di lavoro gratuite a favore del padrone in determinati giorni della settimana: erano le cosiddette corvées, che contemplavano i lavori strettamente agricoli ma anche la realizzazione di canali, la riparazione di attrezzi o la costruzione di edifici. I contadini vivevano in case modeste e avevano a disposizione attrezzi rudimentali, cosa che rendeva più faticoso e meno produttivo il lavoro nei campi. La loro alimentazione era povera: i cereali ne costituivano l elemento principale, affiancati dal latte, dai formaggi o dalla selvaggina dei boschi. Il consumo di carne era comunque limitato, anche perché tra gli obblighi dei contadini vi era quello di fornire parte degli animali domestici e della cacciagione al signore.