LEZIONE 15.3 La dinastia giulio-claudia Nondimeno, le sue abitudini e i suoi costumi lo resero sempre più inviso ai senatori. La sua politica dissennata, inoltre, provocò un grave dissesto economico delle finanze statali, al quale egli cercò di porre rimedio confiscando i beni degli avversari e aumentando i tributi alle province. Queste iniziative gli procurarono però anche il risentimento dei cittadini italici e dei legionari. Il consenso di Nerone negli ambienti dell esercito, del resto, era venuto meno quando egli aveva costretto al suicidio Corbulone, suo valente generale, nel 67 d.C. Autore di vittorie militari in Oriente, dove aveva sconfitto i Parti e imposto il controllo di Roma sull Armenia, Corbulone era stato eliminato proprio perché il suo successo personale era ritenuto pericoloso per il potere dell imperatore. Il clima di tensione si concretizzò in numerose rivolte, come quelle scoppiate in Britannia (61 d.C.) e a Gerusalemme (67 d.C.). Nel 68 d.C. si ribellarono anche Servio Sulpicio Galba, al comando delle legioni romane in Spagna, e Gaio Giulio Vindice, che guidava l esercito in Gallia. Privo del sostegno dell esercito, Nerone si rese conto di non avere più via di scampo e si suicidò. Con la morte del suo ultimo esponente, si estingueva la dinastia giulio-claudia. IL PERSONAGGIO Lucio Anneo Seneca Lucio Anneo Seneca nacque nel 4 a.C. a Cordoba, la capitale di una provincia, la Betica attuale Andalusia che Augusto aveva istituito nel 27 a.C. Il padre, Seneca il Vecchio, apparteneva a un agiata famiglia equestre che, negli anni della guerra civile, aveva spalleggiato Pompeo. Seneca raggiunse la capitale dell impero quando era ancora molto giovane: Roma gli offrì scuole di retorica e di filosofia adeguate alla costruzione della carriera forense e del suo pensiero, di impianto stoico e pitagorico. Nel 31 d.C., dopo aver brevemente soggiornato in Egitto, Seneca tornò a Roma, assumendo la carica di questore ed entrando poi nei ranghi del senato. La tradizione racconta che l inarrivabile capacità oratoria che gli apparteneva scatenò l invidia di Caligola, al punto che questi condannò a morte il filosofo pur di evitare di reggerne il confronto. Seneca sarebbe poi riuscito a scampare la morte grazie all intervento di una conoscenza in comune con il principe o di una sua amante. Il profilo biografico di Seneca che emerge dalla propaganda avversa a Caligola traccia la sagoma di un uomo in costante pericolo di vita, a causa del suo rapporto controverso con il potere, ma in realtà non risulta che Caligola abbia mai agito concretamente contro il filosofo. Invece, nel 33 d.C., coinvolto in un intrigo tramato da Messalina, Seneca riuscì a sottrarsi alla condanna a morte per intervento dell imperatore Claudio che, tuttavia, mandò il filosofo in esilio in Corsica per otto anni. Nel 49 d.C., morta ormai Messalina per decisione di Claudio, il rientro a Roma di Seneca fu favorito dalla nuova moglie dell imperatore: Agrippina rese il filosofo pretore e precettore di suo figlio Nerone. Quando quest ultimo salì al potere, nel 54, Seneca fu dapprima uno dei suoi più ascoltati consiglieri, insieme ad Agrippina e al prefetto del pretorio Afranio Burro, poi cadde in disgrazia, ritirandosi a vita privata. Nel 65 Nerone lo accusò di aver partecipato alla congiura che Calpurnio Pisone aveva tramato per rovesciare il potere e consegnarlo proprio a Seneca. Non è certo che il filosofo avesse attivamente preso parte alla congiura, ma prima che gli fosse comminata la pena capitale, egli preferì darsi la morte. Oltre che per il suo percorso biografico, strettamente intrecciato all evoluzione politica della Roma di quegli anni, Seneca è noto per essere uno dei più importanti autori della letteratura latina: fu infatti autore di dieci Dialoghi, tre trattati (De beneficiis, De clementia, Naturales quaestiones), tragedie, opere in versi e le celebri Epistole a Lucilio, in cui espresse il suo pensiero politico e filosofico. Lucio Anneo Seneca. 37