Il , denominato anche “il giovane”, presenta capigliatura e barba particolarmente raffinate , distinte da un forte chiaroscuro ottenuto dai riccioli delle ciocche modellate a parte. Nonostante la , la testa voltata verso destra e i volumi della muscolatura ben definiti, la scultura risente ancora di quella , come mostrano le spalle alla stessa altezza, senza inclinazione o torsione del busto. Più morbido nelle forme appare invece il , detto “il vecchio”, per questo spesso datato a un momento di poco successivo. L’opera mostra tutti i precetti della scultura di piena età classica, come l’ e il petto portato leggermente indietro rispetto all’addome. La calotta cranica allungata e liscia , invece, nonostante appaia meno accurata rispetto a quella del , serviva a mantenere saldo l’elmo sopra la testa. Queste leggere discordanze stilistiche hanno portato a ipotizzare un’esecuzione delle due opere da parte di due artisti diversi. Numerose sono le congetture anche per quanto riguarda l’identificazione dei bronzi, interpretati solitamente come due eroi/guerrieri, in particolare secondo una proposta recente come personaggi legati ai miti della città di Argo. Come che sia, siamo davanti a due opere di eccezionale importanza, chiara testimonianza del passaggio definitivo . Bronzo A (83A) posa naturale rigidità tipica dello stile severo Bronzo B accentuata asimmetria delle anche e delle spalle (84A) Bronzo A dallo stile severo alla matura arte classica , particolare della testa. 83A. Bronzo di Riace A , particolare della testa. 84A. Bronzo di Riace B MATERIALI E TECNICHE La fusione a cera persa Il bronzo, lega metallica costituita da rame e stagno in diverse percentuali, costituisce da sempre un materiale utilizzato non soltanto per utensili e armi ma anche per opere d’arte. La tecnica a fusione, così chiamata per l’utilizzo a caldo del metallo, già conosciuta in Mesopotamia, viene perfezionata in Grecia nel corso del V secolo a.C. Consiste nel creare un modello di argilla (anima) con all’interno un’armatura metallica che lo rende stabile (A). Successivamente, il modello viene rivestito da un sottile strato di cera, che l’artista scolpisce nei minimi particolari (B). Una seconda armatura di argilla (stampo) va a ricoprire il modello con applicati tubi sottili (sfiatatoi) per permettere la fuoriuscita dei vapori (C). Lo stampo viene poi avvicinato a una fonte di calore per far sciogliere la cera che fuoriesce da una cavità (D). Nello spazio ricavato, viene fatto colare il bronzo fuso (E) che, una volta freddo, assume la forma del modello. Dopo aver rotto l’armatura (F), sulla scultura vengono rifiniti i dettagli con altri strumenti tra cui il cesello, uno scalpello a punta fine che permette l’intaglio di linee sottili e a bassorilievo. Il prodotto finale conserva sempre all’interno una minima parte dell’anima di argilla iniziale, testimonianza fondamentale per lo studio della scultura, in quanto, attraverso precise analisi, permette di conoscere il luogo di provenienza della terra utilizzata e quindi formulare ipotesi sull’origine dell’opera. Nel caso delle sculture di grandi dimensioni, le quali inevitabilmente non potevano essere fuse in un unico blocco, la fusione a cera persa veniva utilizzata per realizzare le singole parti che poi venivano saldate tra loro in un secondo momento; questo procedimento spiega perché in una stessa opera è possibile incontrare porzioni di metallo di spessori diversi, oscillanti solitamente tra i 13 e poco meno di 5 millimetri.