Oreficeria longobarda


AL CUORE DELL’ARTE

Con la conversione al cristianesimo, promossa da Teodolinda e dal marito Agilulfo, i Longobardi subiscono il fascino della cultura tardoantica e bizantina. Ciò emerge già nelle testimonianze più antiche di oreficeria, quali gli splendidi oggetti liturgici offerti dai due regnanti alla basilica di Monza, in parte di fattura romana o bizantina, e in parte eseguiti da maestranze longobarde. A parte la donazione di Teodolinda, inizialmente l’arte longobarda è barbarica: mostra una tendenza all’horror vacui (orrore del vuoto), cioè a riempire gli spazi liberi con finalità decorative, e alla deformazione delle figurazioni per renderle espressive. Gradatamente si fa strada, come si nota nella Lamina di Agilulfo, una propensione alla simmetria e alla partizione regolare dello spazio di matrice tardoantica.


La donazione di Teodolinda e Agilulfo

La città di Monza assume un ruolo importante al tempo di Agilulfo, re dei Longobardi dal 591 al 616. La moglie Teodolinda vi fa costruire il palazzo reale e la chiesa connessa. Quasi nulla si è conservato di questo periodo, se non il prezioso tesoro di oggetti sacri (vedi EDUCAZIONE CIVICA, p. 492).