L’OPERA SIMBOLO – FOCUS

Cappella degli Scrovegni

Gli affreschi padovani sono il punto di arrivo della capacità di Giotto di rappresentare una decisa spazialità, dove pittura e architettura si fondono, e di definire una nuova, sottile interpretazione psicologica dei personaggi.

CONTESTO

Ormai uomo maturo di trentacinque anni, carico di esperienza e famoso in tutta Italia, tra il 1303 e il 1305 Giotto esegue a Padova per Enrico Scrovegni, finanziere e mecenate, la decorazione pittorica di una cappella; il ricco banchiere l’aveva fatta costruire in onore della Madonna della Carità, forse per riscattare la fama di usuraio del padre Reginaldo, che per questa infamante accusa era stato condannato al carcere ed era stato citato da Dante nell’Inferno (canto XVII, vv. 64-78).

Giotto, Compianto sul Cristo morto, particolare. La Vergine Maria, con il capo chino e il volto addolorato, abbraccia e sorregge il corpo senza vita di Cristo, disteso e con gli occhi chiusi. Entrambi hanno l’aureola dorata; Maria indossa un manto blu, mentre Cristo ha il torace nudo. Le mani di Maria stringono delicatamente le spalle e il petto del Figlio.
Giotto, Compianto sul Cristo morto, particolare, 1303-05, affresco.