7 – PAOLA ZANNONER (Grosseto, 1958) Lasciar scivolare le parole INEDITO PER TE La lama fende la superficie con un sibilo secco e minaccioso, sollevando una spuma di schegge. I pattini sembrano divorare il ghiaccio e sputarlo dietro i talloni in sottilissimi vapori, come piccoli draghi affamati in volo rasoterra e pronti a sollevarsi in aria. Nel tempo di un respiro volteggiano scintillando sopra la lastra e poi tornano a sciabolarla. Proiettata in avanti, la schiena lunga e drittissima, le braccia incollate al torso, Clarice è lei stessa un drago, una furia scesa a terra con le ali ripiegate, pronta a sbranare. I consueti riti per entrare nel suo mondo stavolta non hanno funzionato: indossare il body e le calze, legare i capelli in uno strettissimo chignon sulla nuca, allacciarsi bene le scarpe. Forse qualcosa si è allentato, un laccio oppure un respiro non sufficientemente ampio, e in quello spazio sottile si è insinuato il tarlo schiuso dal gorgo malmostoso che le gira in corpo da un po’. Da quando ha ricevuto quel messaggio. Clarice aumenta la velocità, si volta, e si prepara al doppio lutz sulla diagonale della pista. Lo scatto è quasi istintivo, il piede sinistro scivola indietro, il destro punta sulla lastra e il drago si avvita in un volo lungo un fiato, ma è un volo esaltante, capace di accendere il fuoco della passione e incenerire il tarlo, liberare Clarice, finalmente leggera sulla gamba destra tesa come il filo di un aquilone. L’allenatrice la attende a bordo pista, con le braccia conserte e una faccia cupa che non promette niente di buono. Le labbra socchiuse sputano una domanda carica di rimprovero: «Dov’era il lutz nel programma?». «Non c’era. L’ho provato.» Clarice è ancora leggermente euforica. La donna stringe la mascella, le parole si fanno spazio tra i denti: «Dovevi eseguire il flip, non sei ancora pronta per i salti più difficili, ci dobbiamo arrivare». «Ma sentivo di farcela e ho provato!» protesta Clarice, una nota incrinata nella voce. «Non lo devi fare, chiaro?» Non ha alzato il volume, Astrid, ma la sua risposta è come un colpo di rasoio che recide l’entusiasmo della ragazza. Poi, arriva l’implacabile giudizio: «Hai lavorato male, non eri concentrata, eri troppo bassa e rigida, hai affrontato il lutz come una sfida personale, e hai rischiato. Io non voglio vedere tutto questo, sono stata chiara?». 5 10 15 20 25 30