17 – HAO JINGFANG (Tientsin, 1984) Nelle stanze della solitudine ( ) 2016 | cinese Tratto da Pechino pieghevole Běijīng zhédié Data della prima pubblicazione: Lingua originale: In sala infermieri c’erano Qi Na e zia Han, le altre avevano finito il turno ed erano tornate a casa, allegre come fringuelli. Qi Na era di cattivo umore, come qualsiasi ragazza quando litiga con il fidanzato. Aveva deciso di non inviargli messaggi e di non rispondere alle sue telefonate, ma di nascosto sul cellulare cercava segnali della sua presenza sul social e, sicura che lui avrebbe controllato il suo status, continuava a modificarlo. Attivò la funzione display in tutti i mobili, sulla scrivania, sui lati della cassettiera, sul mobiletto dei medicinali: la sala si tappezzò di immagini in movimento. Schermate di pagine web dalle tinte chiassose, risate sguaiate e sguardi sofferenti al cielo venivano a creare una sorta di carta da parati colorata e lampeggiante. L’assistente digitale di Qi Na stava cercando ovunque tracce di Paul. Zia Han andò a fare il giro di controllo nelle camere. Per Qi Na non aveva senso farlo. Quella gente non se la passava bene, ma non stava certo morendo, e lei non ne poteva più di vederseli davanti agli occhi. Ma zia Han, imperterrita, ogni giorno faceva il giro visita alle ore stabilite. Era una di quelle che non avrebbero mai avanzato nemmeno un chicco di riso nella ciotola quando mangiavano e che riponevano il cappello e i guanti sempre al solito posto. Secondo Qi Na venivano da mondi diversi loro due. «Se la tristezza è una proteina, allora chi sarà il mio enzima digestivo?» Qi Na ridacchiò dopo avere buttato giù quel pensiero, sentendosi più leggera. Mordicchiò la penna mentre rifletteva su come proseguire. «Vieni, abbiamo un problema con la 21», disse zia Han entrando. Qi Na non aveva voglia di alzarsi e preferì continuare a scrivere sul quaderno senza sollevare lo sguardo: «Che problema?». «Dai vieni, ho paura che entri in coma.» «Che sarà mai?!» disse Qi Na lasciando cadere la penna. «Sempre la solita storia, non ne posso più.» 5 10 15 20 25