4 – BEATRICE MASINI (Milano, 1962) Tentativi di botanica degli affetti 2013 Data della prima pubblicazione: Il romanzo si apre con una scena che appare scollegata dall'immediato proseguimento della storia e che racconta di un rapporto sessuale violento, forse una violenza carnale subita da una donna di cui non viene rivelato il nome. C’è la coda stanotte davanti a Santa Caterina. Lei è arrivata quasi di corsa, ansante, il passo incontrollato, guardandosi ogni tanto alle spalle. Si blocca di colpo, scivola al riparo di una colonna. Non è sola. Davanti a lei, un uomo tarchiato sfila da sotto il mantello un fagotto che tace e non si muove e lo deposita nella vasca di legno senza esitare, con un solo gesto fluido e preciso, esperto, si direbbe. Non esita nemmeno dopo: si volta e se ne va, e i lembi del mantello svolazzando alle sue spalle lasciano una traccia come di fumo che si perde nell’oscurità. Poi tocca alla donna senza la cuffia: basta la luce tremula del lampione a illuminarle la faccia mentre posa dentro il torno il suo involto che vibra di una piccola rabbia di bestia. Non è un pianto: è un verso, un belato. La donna indugia, si protende, a metà inghiottita dalla ruota; le sussultano le spalle, si capisce che sistema pieghe, accomoda lembi. Poi si rimette diritta, si volta e se ne va, a testa nuda come le poverette, senza nascondere le lacrime. È molto giovane, quasi una bambina. Fanciulla no, le donne di quella condizione non sono mai state fanciulle. Dev’essere la prima volta, e forse non sarà l’ultima. Lei non ha niente da affidare alle cure della città, niente di cui liberarsi con rabbia, sollievo o dolore. Ma è venuto il suo turno, e così batte con le nocche sul legno. Aspetta. La porta si apre, esce una donna vasta e molle che si asciuga le mani nel grembiule, si appoggia allo stipite. «Ce li hai i soldi?» chiede, senza preamboli. Lei annuisce. Ha pronto un sacchetto di stoffa che le porge cercando invano di incontrarne lo sguardo. «Allora, sta bene?» «Bene, bene.» L’altra, a occhi bassi, infila il sacchetto dentro la camicia aperta e un po’ bagnata davanti dove premono i seni grandi, penduli come orecchie di cane. Mastica e poi sputa per terra, come un uomo. «L’è sana. La sta bene. C’è andato l’ispettore il mese passato. Solo che la donna l’è morta.» 5 10 15 20 25