1 – MICHELA MURGIA (Cabras, 1972 – Roma, 2023) I figli delle pecore Vanityfair.it, 2013 Tratto da Smemo 2014, da Fitzgerald a Murgia Data della prima pubblicazione: L’avresti detto mai, o Babbo, che sarei diventato quello che sono? Secondo me no, e a vedermi oggi ci saresti anche rimasto male. Tu del resto avevi già le idee decise per me: non ero nemmeno nato che già mettevi da parte i soldi per mandarmi a scuola e farmi studiare tanto, bene e proficuamente, come Gramsci, come Asproni, come studia la gente ricca, che fa i figli dottori e le figlie professoresse in faccia all’invidia del paese e al destino rigido dei figli dei pastori. 5 1 Non te ne importava niente se gli altri bambini portavano i pantaloni corti fino a dodici anni e andavano in giro senza le scarpe per tutta la settimana; tu a me a nove anni facevi già mettere i calzoni lunghi dei grandi, di velluto a righe e stretti in fondo, anche se costavano di più, e gli scarponcini di pelle dura con i lacci stretti e neri. Mamma diceva «che li compri a fare, che tra sei mesi nemmeno gli stanno più, che questi crescono come la gramigna!». Ma tu te ne fregavi e me li avevi fatti fare lo stesso i pantaloni su misura, come un grande. Mi ricordo ancora che una domenica avevi preteso che li mettessi anche se non dovevo uscire e avevi chiamato il fotografo da Oristano appositamente per farmi fotografare con quelli addosso. Mi guardavi stare in piedi vicino alla sedia del salotto, quella dove in trent’anni si saranno sedute sei persone in tutto, per lo più testimoni di Geova e gente venuta a chiedere favori. Io lo so perché mi hai fatto prendere quella fotografia, Babbo: in piedi vicino al fotografo tu mi vedevi già seduto lì dietro una scrivania, un impiegato di concetto , una profezia del futuro che stavi scrivendo per me, dove a nove anni io ero già quello che avresti voluto che diventassi e avrei detto a tutti: «Mio babbo faceva il pastore e ora guardate me, cosa sono diventato!». 10 15 20 in pectore 2 Tuo figlio, certo, il figlio di un pastore. Ma anche uno “studiato”, uno che si guadagna il pane tenendo il culo appoggiato a uno scranno. Dottore, avvocato, ragioniere, geometra, comunque signore. Non come te, con la schiena rotta dalla zappa all’oliveto e in vigna. Non come te, con la pelle rigata dal sole preso appresso al bestiame al monte. I tuoi vicini credevano che tu fossi scemo, Babbo, e qualcuno qualche volta ha provato anche a dirtelo. Chi ha un figlio solo non lo manda a scuola, sennò a seguire il bestiame e il terreno chi ci resta? I vecchi muoiono, ma le pecore restano e qualcuno di casa per loro deve esserci. 25 30 Antonio Gramsci (1892-1937) e Giorgio Asproni (1809-1876), entrambi intellettuali e attivi in politica. Vengono indicati come esempio di sardi che divennero parlamentari nel Regno d’Italia. locuzione latina (“in petto”). Persona investita di una carica in modo non ancora ufficiale. 1. Gramsci e Asproni: 2. : in pectore