3 – LAILA WADIA (Mumbai, 1966) Curry di pollo 2005 | italiano Tratto da Pecore nere. Racconti Data della prima pubblicazione: Lingua originale: A volte vorrei essere orfana. È una cosa terribile da dire, lo so. Non sono un’ingrata, forse mi sono espressa male. Voglio un bene da matti ai miei, lo giuro. È solo che vorrei che fossero... diversi. Normali, cioè. Come i genitori di tutti gli altri ragazzi della mia classe al Liceo Petrarca. Ho sedici anni e vivo a Milano, diamine. Non posso non andare in discoteca, non posso non farmi il piercing, non posso non avere un ragazzo, lo fanno e ce l’hanno tutte le mie amiche. Sono stufa di inventarmi delle scuse per non dire la verità. I miei sono dei Flintstones indiani che pensano di vivere ancora in una capanna di fango nell’oscuro villaggio di Mirapur, nell’India centrale, con le loro due mucche e le tre capre. Invece, da più di vent’anni abitano qui nel centro di Milano. Ma per loro non è cambiato niente. Dentro di loro vivono ancora circondati dalla puzza dello sterco di vacca, dall’umidità spaventosa delle piogge monsoniche e anche, devo ammetterlo, dal profumo degli alberi di mango in fiore. Per loro una casa con l’acqua corrente, un gabinetto interno e il frigorifero sembrano non fare alcuna differenza, anzi. Quasi quasi rimpiangono il fatto di non dover più andare al pozzo a prendere l’acqua, l’abitudine di alzarsi all’alba per dare da mangiare alle galline, la fatica immane sotto il sole cocente nei campi. Nonostante la lunga permanenza in Italia, mamma si veste sempre all’indiana, sfoggiando un sari sgargiante dopo l’altro, si pettina sempre all’indiana, cucina sempre all’indiana, parla sempre indiano. Scommetto che se ci fosse un modo di russare all’indiana lo farebbe. Mio padre, invece, in estate e in inverno indossa lo stesso maglione blu-violetto con il collo a V, troppo largo sulle braccia e troppo stretto sulla pancia prominente. Non ha più capelli da pettinare o oliare da un bel po’ di tempo. Sebbene parli un italiano comprensibile, ragiona ancora come un contadino indiano. A volte la loro ostinata mi fa impazzire. «Ma perché hai lasciato il tuo villaggio se era così “figo”?», domando esasperata quando papà si spaparanza davanti alla tv nella poltrona di velluto verde un po’ sgualcito e stinto, con l’impronta indelebile della sua nuca sulla testiera. Mio padre e la sua poltrona verde vivono in simbiosi 5 10 15 20 25 nostalgia 30 pagina 94 UNA PAROLA PER TE