2 – ALFONSO GATTO (Salerno, 1909 – Orbetello, 1976)

A mio padre

Tratto da La storia delle vittime
Data della prima pubblicazione: 1966

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
5 ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
10 Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
«Com’è bella la notte e com’è buona
15 ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno». Tu vedevi il mondo
nel novilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

A. Gatto, La storia delle vittime, Mondadori, Milano 1966

È tutto chiaro?

  1. Il poeta si rivolge al padre: come si sentirebbe se tornasse? Che cosa te lo fa capire?

  2. A tuo avviso, quali sono le speranze di poveri di cielo di cui si parla al v. 6?

  3. Quale significato potrebbero avere gli ultimi tre versi? In che modo sono collegati al resto della poesia?