6 – PIERLUIGI CAPPELLO (Gemona del Friuli, 1967 – Cassacco, 2017) Colore 2016 Tratto da Stato di quiete Data della prima pubblicazione: Per quanto grande fosse e frondoso il corpo dello zio, uno e ottantotto alla visita di leva, le spalle da artigliere della Meccanizzata “Trento” in una guerra piena di sabbia e sole, da il buio metteva paura. Chissà in quale regione dei miei occhi la fiabesca cella del ragno schiudeva le grate alla tenebra, la versava dai monti cupi al prato quando prima le margherite nella sera si stringevano a pugno. Erano sere dove ancora tiepida l’architrave teneva dentro l’estate, al limite dell’aia e nell’odore di pollame e terra battuta, nel rimasticare dei conigli in gabbia, nel velluto del volo dei pipistrelli bassi sul granaio, niente, nemmeno stringermi alla mole dello zio mi strappava ai soprassalti trascorsi con le coperte a fior d’occhi guardingo come un Adamo appena sceso dall’albero, perso nell’erba alta, mentre la notte si avvicinava con il passo di fiera. La panca di legno dove sedeva lo zio, fermo come l’aria ferma del primo tramontare, si faceva allora una zattera assediata dal buio dove c’era spazio per due: il cucciolo e l’uomo grande; due segni, uno breve e uno lungo, minuscoli di fronte alla platea delle stelle che si andava scoprendo. E dei due il più breve affondava le radici nel futuro il più lungo affondava le radici nel passato, e, insieme, intrecciavano una fune lanciata nell’ignoto e nel tempo. Il codice di salvezza era sempre lo stesso: avvicinare la mia infanzia esposta e incandescente alla panca dove sedeva lo zio, mettere la mano 5 bambino 10 15 20 25 30 pagina 25 UNA PAROLA PER TE