4 – OMERO (VIII secolo a.C.) La morte di Pátroclo ( ), libro XVI, vv. 684-867 Tratto da Iliade Iliás Ma Pátroclo, incitato Automedònte e i cavalli, si diede a inseguire Lici e Troiani: e molto errò. Stolto! Se alle parole del Pelíde obbediva certo evitava malo destino di nera morte. Ma sempre il volere di Zeus val più di quello d’un uomo: egli anche un uomo gagliardo può mettere in fuga, e vittoria gli nega facilmente; a volte, invece, lo sprona egli stesso a combattere. Così allora a Pátroclo sfrenò il cuore in petto. E qui chi primo, chi ultimo massacrasti, Pátroclo, mentre gli dèi te pure chiamavano a morte? Adrasto, prima, Autónoo, Écheclo, e Périmo figlio di Mega, Epístore e Melánippo, e poi ancora Élaso e Mùlio e Pilàrte: questi uccise, ché gli altri bramarono tutti la fuga. E allora Troia alte porte prendevano i figli degli Achèi sotto le mani di Pátroclo: orrendo infuriava con l’asta; ma Febo Apollo presso la torre ben costruita stava, rovina a lui meditando, aiutando i Troiani. Tre volte tentò di salire un aggetto dell’alto muro Pátroclo, tre volte lo cacciò indietro Apollo, con le mani immortali colpendo lo scudo lucente. Ma quando alla quarta balzò, che un nume pareva, terribilmente gridando gli disse parole fugaci: «Indietro, Pátroclo alunno di Zeus: non è destino che sotto l’asta tua cada la rocca dei Téucri superbi, né sotto quella d’Achille, tanto più forte di te». Disse così, Pátroclo si trasse molto indietro, evitando l’ira d’Apollo che lungi saetta. Intanto Ettore alle porte Scèe fermò i cavalli unghie solide, dubbioso se battersi ancora spingendoli fra il tumulto o chiamare l’esercito a raccogliersi sopra le mura. 685 690 695 700 705 710