Ponendo l’accento sui meccanismi di invenzione della tradizione, l’approccio storico all’etnicità ha messo in luce come i gruppi etnici a seconda della situazione, selezionino, si approprino o ignorino, creino o nascondano tratti della loro storia o elementi della loro etnicità, in un processo sempre fluido di autodefinizione.
Dunque l’etnia non è un dato oggettivo, ma, nel sentimento di etnicità, è una percezione soggettiva. Nella contrapposizione etnica ciò che agisce più di ogni altra cosa non sono elementi oggettivi ma è la volontà di enfatizzare una o più differenze reali o inventate, dimenticando tutti gli altri aspetti che accomunano.
L’esempio più importante e più studiato, purtroppo molto tragico, di costruzione fluida dell’etnia attraverso l’enfatizzazione di tratti culturali inventati, che vengono percepiti come se fossero dati oggettivi, è il conflitto etnico fra Tutsi e Hutu in Africa negli anni Novanta del Novecento, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Mappa concettuale. L’etnia secondo l’impostazione oggettivista indica un gruppo sociale che si identifica con una cultura ben determinata, una lingua particolare e uno specifico territorio, quindi cristallizzato nella sua diversità. Secondo Fredrik Barth l’etnia è una percezione soggettiva, perché non vi è mai una sovrapposizione netta e completa fra cultura, lingua e territorio e tutti i gruppi umani sono il frutto di processi di interazione con gli altri. Infatti nei conflitti etnici si vogliono enfatizzare una o più differenze reali o inventate, dimenticando tutti gli altri aspetti che accomunano.