2.3 CULTURE ED EVOLUZIONISMO Come le culture siano soggette a cambiamento nel corso del tempo è un tema centrale all’epoca della nascita dell’antropologia. Tylor ricopre la prima cattedra di antropologia a Oxford nel 1896, lavora nell’Inghilterra vittoriana all’apice della Rivoluzione industriale, vivendo in un periodo di profondi mutamenti dati dalla diffusione delle fabbriche, dalle invenzioni della ferrovia e della macchina a vapore, che trasformano radicalmente le relazioni sociali, il senso delle distanze e i sistemi economici. In un clima di grande ottimismo per lo sviluppo tecnologico dell’Europa, le Grandi Esposizioni universali di Londra (1851) e di Parigi (1867) presentano in enormi stand centinaia di dispositivi industriali per il miglioramento produttivo, segni tangibili della forza del come punto di vertice del pensiero occidentale. L’acceso dibattito scaturito dalla pubblicazione del libro di Charles Darwin (1809-1882) nel 1859 contribuisce all’affermazione dell’ come principio guida dell’epoca, dapprima fra gli intellettuali e poi nel senso comune. Il britannico (1854-1941), eminente antropologo e storico delle religioni, nel suo volume afferma che l’evoluzione delle culture è scandita da un , che sarebbe progredito da una fase magica verso una fase religiosa per giungere finalmente a una fase scientifica. Nasce così il primo della storia dell’antropologia culturale, “l’ ”, la cui visione del mutamento sociale è ben riassunta nel titolo dell’opera principale di (1818-1881), antropologo e avvocato repubblicano di New York: (1877) (“La società antica o ricerche sulla linea del progresso umano dallo stato selvaggio, attraverso la barbarie, alla civiltà”). positivista metodo scientifico L’origine delle specie idea di progresso James George Frazer Il ramo d’oro lento raffinamento del pensiero paradigma evoluzionismo Lewis Henry Morgan Ancient Society or Researches in the Lines of Human Progress from Savagery, through Barbarism, to Civilization : proprio del positivismo, corrente filosofica sorta in Francia nella prima metà del XIX secolo e poi diffusasi in tutta Europa, che rifiuta le astrattezze della metafisica sostenendo che la filosofia deve occuparsi di organizzare i dati e le scoperte delle scienze sperimentali, dette “positive”. : complesso di teorie, regole metodologiche e modelli esplicativi che caratterizzano una comunità di scienziati in una fase determinata dello sviluppo storico della loro disciplina. positivista paradigma