SENTIRE IL MONDO Iarebok : Guinea-Bissau (Africa occidentale) : Bijagò Luogo Popolazione In ogni parte del mondo, le esperienze del lutto sono affettivamente sconvolgenti. In particolare, fra i Bijagò dell’omonimo arcipelago in Guinea-Bissau (costa nord-occidentale dell’Africa subsahariana) le donne hanno una speciale vicinanza con la sfera del morire, in quanto sono addette a prendersi cura del corpo del defunto. Per esempio, presso i Bijagò si dice che «le cose della morte sono cose di donne», «le donne parlano il linguaggio dei morti». Con queste espressioni, pronunciate dai suoi interlocutori, nella monografia etnografica (2005) l’antropologa Chiara Pussetti avvia il racconto del rito femminile bijagò, denominato . Secondo le prescrizioni rituali locali, prima di poter concepire un figlio le donne devono compiere un rito collettivo, durante il quale accolgono nel loro corpo gli spiriti dei giovani ragazzi che sono morti prima di poter completare il rito di iniziazione maschile. Questa concezione può essere maggiormente comprensibile se si considera l’antropologia implicita bijagò: in virtù della loro capacità di dare la vita, che è strettamente connessa con la morte, mentre gli uomini devono compiere un rito di passaggio per potersi “completare” e far sì che il loro spirito possa raggiungere serenamente l’ , cioè l’aldilà; in caso contrario, lo spirito sarà condannato a rimanere in uno stato liminale e a vagare nella foresta minacciando l’incolumità di chi vi si avventura. Durante il , le giovani bijagò accolgono lo spirito di un giovane morto prima di poter completare l’iniziazione, potenzialmente malvagio e pericoloso, in quanto legato alla sfera della morte e del lutto, ma seguendo le complesse disposizioni rituali le novizie lo trasformano e rigenerano come un principio di vita che consentirà loro di diventare madri complete. Durante il rito le donne che hanno incorporato gli mantengono vivo il ricordo dei morti rappresentando le caratteristiche tipiche del giovane di cui accolgono lo spirito, in un’apposita forma di che istituiscono con l’aiuto delle anziane: le novizie manifestano l’identità dei giovani guerrieri assumendone i comportamenti e gli atteggiamenti, fino a rappresentare il momento della morte dei defunti che incarnano. In queste scene, che riportano nel villaggio il ricordo dei cari defunti, si manifesta il complesso rapporto tra passato e presente: accanto ai simboli marziali che rimandano all’immaginario tradizionale, si rappresentano infatti momenti legati alla contaminazione con la modernità, che riguardano fughe rovinose verso il continente e sofferte conversioni religiose. Le donne che accolgono in sé stesse gli attraversano così un doppio rito di passaggio, che consiste in un’iniziazione maschile e al contempo in un percorso di maturazione femminile che le porterà ad avere accesso a una sfera interdetta ai maschi e alle donne non iniziate, e a ricoprire un ruolo di prestigio nella società, legato alla loro funzione privilegiata di interpreti del mondo dei defunti e al loro esclusivo rapporto con la morte e con la vita. Poetica delle emozioni manras iarebok le donne sono esseri “completi” anarebok manras iarebok iarebok teatro-danza rituale iarebok post mortem