è la famiglia che si forma quando una donna sposa un’altra donna e diventa il dei figli di questa, che entrano a far parte a pieno titolo del suo lignaggio. Si tratta di un tipo di famiglia diffuso in varie parti dell’Africa: fra i Nuer del Sudan, fra gli Yorúbà della Nigeria, dove le donne attraverso il commercio possono accumulare dei beni, e fra i Lovedu del Sudafrica, dove invece può capitare che le donne si trovino ad amministrare la proprietà familiare. In questi contesti culturali, una che accumula il bestiame da versare come compensazione matrimoniale al lignaggio della futura moglie può diventare il “marito” di un’altra donna, in quanto non potendo partorire è considerata in un certo senso un uomo. Questo tipo di famiglia , la donna-marito affianca alla moglie un amante per la procreazione. La donna-marito può avere molti figli che ne assumono il nome e che la chiamano padre trattandola con rispetto. Come ogni altro capo famiglia, si occupa del bestiame e al matrimonio delle figlie riceve la quota tradizionalmente destinata al padre; famiglia con matrimonio fra donne: padre legale donna sterile non implica relazioni omosessuali : quando la moglie di un defunto va in sposa al fratello di quest’ultimo, al quale sono affidati in tale modo il sostegno e la tutela della donna medesima e dei suoi figli. L’espressione deriva da “Levi”, il nome della tribù ebraica presso la quale, da ciò che si evince dalla Bibbia, questo tipo di famiglia era frequente. È una forma di famiglia diffusa soprattutto fra le comunità native patrilineari; famiglia con matrimonio di levirato per IMMAGINI – Un’opera d’arte fra percezione estetica ed esperienza vissuta: gli ovali abelam Le grandi tavole dipinte che vediamo nell’immagine sono state realizzate dagli Abelam, una popolazione che vive nei villaggi della Nuova Guinea, un’isola del Pacifico. Queste grandi tavole ovali ricoprono le pareti delle case dove gli Abelam celebrano i riti di passaggio che consentono ai giovani uomini del gruppo di passare dall’adolescenza all’età adulta. Anthony Forge, l’antropologo che negli anni Sessanta studiò l’arte abelam, riscontrò che gli artisti che realizzano queste opere avevano criteri di giudizio estetico in linea con i suoi, ma, al contempo, scoprì che per la gente dei villaggi non era rilevante l’aspetto estetico in sé delle tavole, secondo l’ottica occidentale, ma la loro efficacia rituale. Gli Abelam infatti ritenevano esteticamente valide quelle pitture alla cui esposizione seguiva un buon raccolto di patate dolci e di conseguenza gli artisti cercavano di realizzare tavole simili a quelle che avevano dato questo esito. Questo caso ci permette di osservare sul campo che per gli Abelam l’apprezzamento di un’opera è legato non soltanto alla sua forma estetica, ma soprattutto al vissuto che evoca. Inoltre, da questo caso ricaviamo la considerazione che, all’interno di un gruppo sociale, i criteri di percezione estetica non sono mai del tutto omogenei.