3.2 LA CONCEZIONE STRUTTURALISTA DI CULTURA A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, l’antropologo francese | vedi | delinea un approccio all’analisi dei fenomeni culturali basato sul concetto di : la teoria dello . Si tratta di una concezione completamente nuova che emerge in particolare in alcune delle sue opere più importanti come (1949) e (1958). Lévi-Strauss rielabora una serie di spunti teorici tratti dai linguisti russi, in particolare da Roman Jakobson (1896-1982). La struttura, per Lévi-Strauss, non è l’insieme concreto delle parti costitutive di una costruzione, come in senso architettonico è la struttura di un edificio, con gli architravi, i pilastri, i muri portanti e così via; non è una organizzazione di elementi materiali esterna, per così dire, agli individui stessi: la struttura per Lévi-Strauss è uno . È una sorta di presente a (l’“inconscio strutturale”) che caratterizza il pensiero umano in ogni angolo del mondo e in ogni momento del tempo, rendendo pensabile e rappresentabile la realtà. Da questo punto di vista, non c’è alcuna differenza fra il pensiero dei “selvaggi” e il pensiero occidentale. La struttura, secondo Lévi-Strauss, si caratterizza per una logica di opposizioni binarie a fondamento di ogni manifestazione culturale: maschio/femmina, alto/basso, crudo/cotto, destra/sinistra, vivo/morto, natura/cultura e così via. Claude Lévi-Strauss L’AUTORE struttura strutturalismo antropologico Le strutture elementari della parentela Antropologia strutturale schema concettuale della mente umana forma mentis livello inconsapevole L’AUTORE – CLAUDE LÉVI-STRAUSS Claude Lévi-Strauss (1908-2009) nasce a Bruxelles in una famiglia di origini ebraiche. È uno degli autori più prolifici e longevi del XX secolo. Si laurea in filosofia all’università della Sorbona nel 1931, ma l’influenza della sociologia di Émile Durkheim (1858-1917) e di Marcel Mauss (1872-1950) fu decisiva per la sua formazione sociologica e antropologica. Nel 1935 si trasferisce in Brasile per insegnare sociologia all’università di San Paolo, svolgendo brevi ricerche sul campo in Amazzonia e nel Mato Grosso. Tornato in Francia nel 1939, all’inizio della Seconda guerra mondiale, si trova costretto a fuggire negli Stati Uniti a causa delle persecuzioni semitiche, dove, mentre insegna alla di New York, viene influenzato dalla scuola di Boas e dai lavori del linguista Roman Jakobson. Da qui inizierà a elaborare il suo pensiero sul metodo strutturalista che si concretizza nell’articolo , pubblicato nel 1945. Torna in Francia nel 1950, dove ricopre la cattedra di storia delle religioni comparate all’ . Muore nel 2009 a Parigi. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: (1949), (1955), (1958), (1962), (1962). Nasce a Bruxelles, Belgio Si laurea in filosofia all’università della Sorbona Si trasferisce negli Stati Uniti e insegna alla di New York Pubblica Torna in Francia e ricopre la cattedra di storia delle religioni comparate all’ Pubblica Muore a Parigi New School for Social Research L’analisi strutturalista in Linguistica e in Antropologia École pratique des hautes études Le strutture elementari della parentela Tristi Tropici Antropologia strutturale Il totemismo oggi Il pensiero selvaggio 1908 1931 1939 New School for Social Research 1949 Le strutture elementari della parentela 1950 École pratique des hautes études 1955 Tristi Tropici 2009