3.3 LA CONCEZIONE INTERPRETATIVA DI CULTURA Per spiegare la concezione interpretativa di cultura proposta dall’antropologo americano | vedi | all’inizio degli anni Settanta del Novecento, partiamo dal cosiddetto “esempio dell’occhiolino”. Immaginiamo che un insegnante svolga la lezione in aula davanti ai suoi allievi e che un antropologo vi assista dotato di una macchina fotografica. Durante la lezione, l’antropologo osserva che un allievo contrae più volte rapidamente l’occhio destro come se avesse un tic. L’antropologo scatta una foto all’allievo ritraendo il suo volto nell’istante in cui l’occhio si chiude per effetto della contrazione muscolare. Più avanti, sempre durante la lezione, l’antropologo nota che un ragazzo si rivolge a un suo compagno di classe chiudendo di scatto l’occhio destro, cercando di non farsi notare. Poniamo in questo caso che il ragazzo non abbia un tic nervoso ma che stia ammiccando al suo compagno, forse per ironizzare sull’insegnante. L’antropologo scatta allora una seconda foto che ritrae, come la precedente, il volto del ragazzo nell’istante in cui l’occhio si chiude. Durante la pausa, l’antropologo è incuriosito da un gruppetto di studenti sulla porta dell’aula, fra i quali uno tenta goffamente di chiudere di scatto l’occhio destro suscitando sorrisetti ironici e battute da parte degli altri. Immaginiamo anche in questo caso che lo studente non abbia un tic, che non stia nemmeno ammiccando, ma che stia invece facendo una divertente parodia di un amico per i suoi compagni di classe. L’antropologo scatta e ottiene una foto del tutto simile alle precedenti. Immaginiamo infine che l’antropologo rivolga distrattamente lo sguardo fuori dalla finestra dell’aula. Nel palazzo di fronte c’è una finestra aperta che dà su una stanza da bagno in cui l’antropologo vede di profilo un ragazzo davanti allo specchio che contrae rapidamente, più volte, l’occhio destro. Il nostro antropologo si affretta ancora una volta a fotografare. Immaginiamo che quel ragazzo del palazzo di fronte, davanti allo specchio, sia un giovane attore di una compagnia teatrale: deve entrare in scena, fare l’occhiolino alla protagonista e poi uscire. Siccome teme che non gli venga bene, si esercita più volte in casa prima della prova generale. In questo caso non è un ammiccamento, né un tic e nemmeno una parodia. Potremmo dire che si tratta di una prova. Clifford Geertz L’AUTORE L’AUTORE – CLIFFORD GEERTZ Clifford Geertz (1926-2006) nasce a San Francisco in un contesto rurale nel periodo della Grande Depressione, che, come egli stesso ha ricordato, non gli dava aspettative di poter andare all’università. Il servizio prestato per la Marina degli Stati Uniti dal 1943 al 1945, però, gli dà questa opportunità. Laureatosi nel 1950 all’ (Ohio), prosegue gli studi presso il dell’università di Harvard a Boston, dove consegue il dottorato nel 1956, interessandosi di letteratura, arte e scienze sociali. Compie le prime ricerche sul campo a Giava (1952) e a Bali (1958) con la moglie Hildred Storey Geertz, anche lei antropologa. Nel 1970 diventa il primo professore di scienze sociali all’ di Princeton. Postosi criticamente nei confronti dello strutturalismo e degli approcci funzionalisti dell’antropologia britannica, è considerato il padre dell’antropologia interpretativa. Muore a Filadelfia nel 2006. Tra le sue opere più famose: (1983) e (1988). Nasce a San Francisco Compie la prima ricerca sul campo a Giava Consegue il dottorato di ricerca all’università di Harvard Compie la seconda ricerca sul campo a Bali Diventa il primo professore di scienze sociali all’ di Princeton Pubblica , una delle sue opere più famose 2006 Muore a Filadelfia Antioch College Department of Social Relations Institute for Advanced Study Antropologia interpretativa Opere e vita: l’antropologo come autore 1929 1952 1956 1958 1970 Institute for Advanced Study 1983 Antropologia interpretativa