Per i due autori francofortesi, dunque, la società del Novecento diventa una fabbrica di beni culturali standardizzati e omogenei tra loro, come film di successo, canzoni orecchiabili o riviste alla moda, il cui unico scopo è quello di manipolare gli individui, rendendoli passivi, sottomessi all’ideologia del capitalismo e incapaci di ribellarsi a questa condizione di schiavitù.

Fotografia in bianco e nero che mostra una famiglia seduta attorno a un tavolo all’aperto, intenta ad ascoltare una radio. L’uomo a destra regola l’apparecchio, mentre cinque bambini e una donna lo osservano con attenzione. Sul tavolo, coperto da una tovaglia, ci sono tazze da tè, una teiera decorata e piattini. Sullo sfondo, vegetazione e un muro in mattoni.
Secondo Horkheimer e Adorno, nella società avanzata del Novecento, la cultura alimenta la logica del profitto e il controllo sull’autonomia individuale: l’ascolto della radio è un esempio di come i cittadini diventino una massa di recettori passivi a cui viene imposta una particolare visione del mondo da parte del potere economico e politico.
Mappa concettuale. Horkheimer e Adorno criticano l’industria culturale perché segue la logica del profitto tipica del capitalismo; non produce più il lavoro di artisti o filosofi ispirati dalla volontà di trasformare la società in qualcosa di migliore; offre alla massa di consumatori prodotti banali e preconfezionati.