1.2 GLI STADI DI SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA Per condurre le sue ricerche Piaget utilizzò il (o osservazione controllata), ispirato al colloquio clinico usato dagli psichiatri per diagnosticare i disturbi psichici. Esso consisteva nell’ del comportamento dei bambini, o all’ mirati a verificare precise ipotesi sperimentali. In questo modo egli svolgeva un’indagine scientifica guidata da ipotesi e allo stesso tempo coglieva il comportamento autentico e spontaneo dei bambini. Piaget condusse i suoi primi studi su bambini fra i tre e i tredici anni circa, concentrandosi soprattutto sul e cercando in esso il riflesso della logica del pensiero. Successivamente ampliò le sue osservazioni sperimentali ai bambini più piccoli (partendo dai suoi tre figli) e dunque alle , espressione dell’intelligenza pratica o senso-motoria. L’evoluzione dell’intelligenza e delle strutture logiche sottostanti è suddivisibile in o . Ciascuno di essi è caratterizzato da una determinata che cambia qualitativamente nel passaggio da uno stadio al successivo. metodo clinico osservazione diretta unita alla formulazione di domande specifiche assegnazione di compiti linguaggio verbale condotte prelinguistiche periodi stadi successivi struttura mentale J. Piaget, p. 389 T1 Lo sviluppo come costruzione reale Lo stadio senso-motorio Il primo è lo che va da zero a circa due anni di età. Alla nascita l’unica modalità di reazione all’ambiente è data da alcuni riflessi innati, come il pianto, la suzione o il riflesso di prensione per cui quando si mette un dito nel palmo aperto di un bambino questi immediatamente stringe la mano. Intorno al terzo mese di vita questa reazione automatica tenderà a scomparire. Lentamente il bambino sviluppa la , cioè la capacità di compiere movimenti indirizzati a uno scopo. Ciò avviene in tre fasi: stadio senso-motorio coordinazione visivo-motoria la , che compare verso il terzo mese, quando gli schemi riflessi cominciano a differenziarsi e il bambino ripete volontariamente un’azione prodotta inizialmente in modo casuale. Per esempio, emesso un suono di un certo tipo, lo ripete continuamente senza che questa ripetizione sia prodotta, come nel caso dei riflessi, da uno stimolo esterno; fase delle reazioni circolari primarie la (verso gli otto mesi), nella quale il bambino intende provocare una ripetizione dell’azione coinvolgendo l’ambiente e non solo se stesso, come per esempio quando, scuotendo un giocattolo, questo produce un suono; fase delle reazioni circolari secondarie la (intorno ai diciotto mesi), in cui il bambino impara a coordinare gli schemi applicandoli a situazioni nuove: tirare un cuscino per raggiungere un giocattolo, spostare uno schermo per cercare qualcosa che è nascosto dietro. terza fase Nei primi mesi di vita il bambino sviluppa la capacità di coordinare i movimenti per indirizzarli in base a uno scopo.