L’ , su come gestirlo e presentarlo al resto del mondo, rende l’adolescenza una fase decisiva nell’instaurarsi di un buon rapporto con l’immagine di sé | vedi |. Quando questo non avviene l’adolescente può sentirsi in conflitto con il proprio corpo, che viene vissuto come nemico e persecutore. L’unico modo per tenerlo “a bada” è mettere in atto dal punto di vista alimentare. È proprio questo che fanno le ragazze anoressiche: attraverso diete rigidissime e un controllo ferreo sugli impulsi della fame desiderano dominare il proprio corpo in crescita e mantenerlo infantile, come prima che i cambiamenti puberali lo modificassero senza chiedere il permesso. L’adolescente anoressica impone il silenzio al proprio corpo, mettendo a tacere l’impulsività della fame che viene disprezzata e rifiutando le fattezze femminili e, in prospettiva, materne, attaccandole e mortificandole. Per aiutarsi a non cedere alle tentazioni della fame l’adolescente anoressica è , non sta mai ferma: questo le serve a non sentire i bisogni e a negarli; inoltre muoversi in continuazione impedisce l’aumento di peso e, anzi, favorisce il dimagrimento. acquisizione della responsabilità sul proprio corpo APPROFONDIAMO comportamenti restrittivi iperattiva APPROFONDIAMO – LA DISFORIA DI GENERE IN ETÀ EVOLUTIVA Appropriarsi del proprio corpo e integrare nella propria immagine di sé i cambiamenti che la pubertà avvia implica necessariamente anche gli aspetti legati alla sessualità. Il corpo dell’adolescente maturando acquisisce caratteri sessuali definiti: si pronunciano le rotondità del seno, spuntano i primi peli, cambia il tono della voce. In alcuni casi però questo processo non è affatto semplice: si parla allora di “disforia di genere” o disturbo dell’identità di genere, con cui si intende il disagio percepito dall’individuo che non si riconosce nel proprio sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita. In altre parole, il soggetto non riesce a identificarsi con il sesso espresso dalle proprie caratteristiche somatiche ma si identifica con il sesso opposto. Tale problematica emerge in alcuni casi già nell’infanzia e diventa centrale nella fase adolescenziale. Da alcuni anni esiste una terapia di soppressione della pubertà che consiste nella somministrazione di specifici ormoni che sospendono temporaneamente lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie. Questa terapia ha effetti completamente reversibili: può venire considerata come un modo per “acquistare tempo” così da permettere all’adolescente di effettuare un percorso psicologico approfondito che porti poi alla decisione consapevole e definitiva di procedere o meno all’iter per cambiare sesso. Tale lasso di tempo viene infatti indicato come “fase diagnostica estesa”: una sosta del percorso di crescita, necessaria a prendere la decisione giusta eliminando la fretta imposta dai cambiamenti corporei puberali e in grado di fornire maggiore serenità ai soggetti che individuano nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari la causa della sofferenza di vivere.