ORIENTARSI – VERSO LA PROFESSIONE Il mediatore culturale L’antropologo e avvocato americano Lewis Henry Morgan, che abbiamo già incontrato nella prima unità parlando di evoluzionismo, diede un grande contributo alla storia dell’antropologia soprattutto sul tema delle strutture di parentela | vedi , p. 202 |. Morgan, militante del partito repubblicano, fu eletto al Congresso come deputato e successivamente come senatore. Si appassionò molto allo studio antropologico delle popolazioni native del Nord-Est, con cui strinse forti legami di amicizia. Visse a lungo fra gli Irochesi. L’aspetto più interessante del lavoro di Morgan è che egli esercitò la propria competenza di avvocato in favore delle comunità native nei difficili rapporti con le compagnie ferroviarie, impegnate, a fine Ottocento, nello sviluppo della ferrovia sul territorio americano. Morgan fu adottato dalla comunità Seneca con il nome di Taydawahguh, “colui che si tiene in mezzo”, ossia colui che fa da “mediatore” fra i nativi nordamericani e i coloni. Da questo punto di vista Morgan può essere considerato il precursore di un’importante figura professionale che si affermerà molti decenni dopo: il mediatore culturale. Si tratta di un professionista che ha una formazione antropologica e che sta diventando sempre più importante in società multiculturali complesse, perché ha il compito di favorire la comunicazione fra persone, gruppi e famiglie con culture e lingue differenti. Il mediatore culturale non è un semplice interprete, ma cerca di facilitare i rapporti fra gli stranieri immigrati e il contesto in cui si trovano, favorendo la comprensione reciproca sul piano socioculturale, allo scopo di migliorare le condizioni di accoglienza e supporto. Può svolgere attività di formazione del personale italiano in servizio che interagisce con gli stranieri e affiancare le équipe sociosanitarie per definire in modo più efficace terapie e procedure sanitarie compatibili con la cultura di provenienza della persona. Spesso il mediatore culturale collabora con avvocati, difensori d’ufficio, magistrati e assistenti sociali nella loro attività di assistenza alle persone immigrate ed è una figura sempre più importante nelle scuole per valorizzare le differenti culture di cui sono portatori i bambini appartenenti a etnie diverse. La mediazione culturale è dunque una professione che richiede un’ampia gamma di conoscenze e capacità per le quali una formazione in antropologia culturale è essenziale. In genere il mediatore ha un’alta padronanza della lingua inglese e una buona conoscenza delle lingue parlate dai gruppi etnici maggiormente rappresentati nel territorio in cui opera (arabo, cinese, rom ecc.); conosce le normative in materia di immigrazione, istruzione e lavoro e ha ottime conoscenze storiche e socioculturali degli usi, delle consuetudini e delle religioni delle persone con cui entra in contatto. Sono essenziali anche capacità comunicative, di ascolto e relazionali per facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri nel contesto sociale del paese di accoglienza, esercitando la funzione di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte dai servizi pubblici. Il mediatore lavora presso cooperative sociali e istituzioni giudiziario-amministrative (carceri, tribunali, enti locali), educative (scuole, associazioni), sanitarie e in tutti quegli enti dove è avvertita con maggiore urgenza la necessità di mediare tra culture diverse. Per svolgere la professione di mediatore culturale si possono seguire diversi percorsi formativi, in ognuno dei quali è indispensabile acquisire una forte competenza antropologica; per esempio mediante la laurea triennale in mediazione linguistica e il successivo conseguimento della laurea magistrale in antropologia culturale ed etnologia. È importante sottolineare che la mediazione culturale non ha tanto lo scopo di favorire la transizione da una cultura all’altra quanto di realizzare, per quanto possibile, una sintesi fra comportamenti, tradizioni, categorie culturali e linguistiche, allo scopo di armonizzare e valorizzare le reciproche differenze. UNITÀ 6