Si tratta di uno strumento di ricerca molto importante perché costituisce il primo momento di confronto fra l’esperienza vissuta e la scrittura. L’antropologo prende appunti, fa annotazioni su ciò che vede e sente, sulle domande che vorrebbe porre, sulle risposte che riceve, sulle sensazioni che prova, sugli elementi dell’ambiente che lo colpiscono di più. Già negli anni Venti del Novecento, Malinowski sosteneva che il diario di campo non solo conserva l’esperienza, ma contribuisce a crearla: la sua importanza non consiste solo nel tenere memoria di un’esperienza vissuta, ma rileggendo quotidianamente le annotazioni su giorni o periodi passati, l’antropologo si può preparare a organizzare meglio l’esperienza che sta per vivere.
L’antropologo osserva, partecipa e pone domande: la domanda incorporata nella conversazione informale, volta a chiedere informazioni, a capire le motivazioni e il punto di vista delle persone è parte costitutiva dell’osservazione partecipante. L’intervista quindi si affianca all’osservazione come strumento essenziale di rilevamento.

Mappa concettuale. L’osservazione partecipante è una strategia di ricerca selettiva affiancata da strumenti di rilevamento quali il diario di campo e l’intervista. Secondo questa strategia il ricercatore si inserisce in prima persona in un contesto sociale, partecipando alle attività quotidiane e instaurando un rapporto di interazione e immedesimazione con i membri del gruppo per un periodo che va da alcuni mesi a oltre un anno, allo scopo di comprendere motivazioni, percezioni e idee.