2.5 L’INTERVISTA QUALITATIVA L’intervista qualitativa è un tipo di intervista che consiste nell’entrare nell’individualità della persona intervistata al fine di vedere il mondo con i suoi occhi. Come ha affermato lo scrittore francese Marcel Proust (1871-1922): «l’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è». L’intervista qualitativa è complementare all’osservazione partecipante: le due tecniche si applicano sempre in . Talvolta è importante cogliere anche ciò che le persone non dicono: i comportamenti (anche in modo inconsapevole) hanno spesso un valore espressivo maggiore delle parole. L’antropologo può infatti riscontrare una qualche difformità fra ciò che le persone dicono e ciò che fanno. L’obiettivo dell’intervista qualitativa è dunque accedere alla , cogliere le sue categorie mentali, le sue interpretazioni e le sue percezioni, i suoi sentimenti e i motivi delle sue azioni. Possiamo definire l’intervista qualitativa come una conversazione: modo integrato prospettiva emica del soggetto studiato provocata dall’intervistatore; rivolta a soggetti scelti sulla base di un piano di rilevazione delineato nel progetto di ricerca; comprendente un numero non elevato di persone; avente finalità di tipo conoscitivo; guidata dall’intervistatore; svolta sulla base di uno schema flessibile e non standardizzato di domande. Abbiamo detto che la ricerca quantitativa, basata sui questionari, costringe l’intervistato a limitare le proprie risposte. Egli può esprimerle solo facendole rientrare in una griglia di risposte multiple già previste e formulate da chi ha redatto il questionario. In questo caso, come osserva Piergiorgio Corbetta, la voce dell’intervistatore prevale su quella dell’intervistato. Nell’intervista qualitativa, invece, fermo restando il compito dell’intervistatore di impostare i temi della conversazione, , che è molto libero di esprimere la proprie opinioni e convinzioni, formulando la risposta come meglio crede. Vengono normalmente denominati “ ” quegli individui appartenenti alla comunità a cui l’antropologo si rivolge per acquisire informazioni e interpretazioni dall’interno della cultura studiata, con i quali instaura un rapporto personale intenso e talvolta di vera amicizia. Possono essere chiamati anche “interlocutori”. Come spesso accade durante la ricerca sul campo, l’antropologo stabilisce una relazione dialogica maggiore e più duratura con alcuni informatori, che in genere si definiscono “ ”. a priori la voce prevalente è quella dell’intervistato informatori interlocutori privilegiati Le storie di vita La situazione di massima apertura dell’intervista è data dalle , cioè racconti biografici orali in cui l’interlocutore narra la propria vita seguendo il percorso che crede, in varie sedute, attraverso molte ore di colloquio. Nelle storie di vita l’antropologo parla pochissimo, si limita a stimolare e a incoraggiare l’intervistato, il quale fornisce un parlato libero, un flusso narrativo in cui esprime fatti, circostanze, eventi, valutazioni, giudizi, esperienze, da cui emergono gradualmente il suo modo di vedere le cose e le sue motivazioni. storie di vita : biographical stories orally transmitted by a professional counterpart urged by the researcher, who has the task to put them in a written form. They can also be autobiographies, written by someone by personal choice. life histories