Ma questi modelli non operano meccanicamente e rigidamente, come un software che si carica in un hardware per farlo funzionare, perché gli esseri umani mantengono una agency individuale, ossia la capacità che permette loro di ripensare e trasformare in maniera autonoma ciò che apprendono culturalmente, senza essere dei semplici “ricevitori” passivi.
Le costellazioni di valori, di norme di comportamento, di principi etici sono costruiti e trasmessi mediante processi di interazione sociale quotidiana, pervasivi e costanti, in ogni ambito: familiare, scolastico, lavorativo. L’antropologo Maurice Bloch (n. 1939) ha efficacemente espresso l’idea che gli esseri umani completano sé stessi apprendendo da un vasto arco di esperienze concrete. La plasmazione culturale degli individui agisce anche sull’immaginazione visiva, sulle capacità cognitive sensoriali, sulle valutazioni, sui ricordi di sensazioni: come scrive Bloch, la vita in una società è appresa quando da bambini si seguono altri bambini per cercare lamponi nel bosco, quando si cucina con le risorse del focolare, quando si osserva il passo pesante di un nonno.