3.2 IL RAZZISMO La tendenza a , quelli che si considerano gli “altri da noi” (nazioni, culture, classi sociali inferiori), è antichissima. Nel corso dei secoli molti popoli o gruppi sociali ebbero la tendenza a chiudersi agli altri, escludendo o discriminando i diversi con un atteggiamento che si può definire ed , fondando la propria superiorità su elementi linguistici, culturali o religiosi. greci e romani definivano “ ” i popoli che non parlavano la loro lingua, da “bar-bar”, espressione che indicava onomatopeicamente il loro balbettio incomprensibile. È invece molto più recente la concezione, che si vuole “scientifica”, della suddivisione dell’umanità in . Essa risale a un movimento di idee nato in Europa e collocabile nel periodo compreso fra la metà del Settecento e la metà del Novecento: il . Con il termine “razzismo” si intende dunque la , a ciascuna delle quali sono attribuite determinate , e che prevede la . Il razzismo è alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la e il della razza superiore. Questo tipo di razzismo viene definito “ ”, o “ ”, per distinguerlo, come vedremo, dalle nuove forme di razzismo che, purtroppo, sono ancora diffuse nella società contemporanea: un razzismo debiologizzato, che si può definire “ ” o “ ”. Il razzismo classico ha preteso di stabilire un e di giustificare, sulla base delle , la dominazione di alcuni gruppi su altri: a una supposta superiorità sul piano fisico (il bianco superiore al giallo e al nero) doveva necessariamente seguire una . Per il razzismo classico vale il della continuità tra fisico e morale: le razze non sono semplici raggruppamenti di individui caratterizzati da un aspetto simile, ma vi è una . In altri termini, alla divisione del mondo in razze corrisponde una divisione altrettanto netta per culture. Non vi è quindi solo la coesistenza fra razza e cultura, ma la fra esse: . Affermando con forza il principio di causalità biologica, il razzismo comporta la percezione dell’altro come diverso . E contemporaneamente, in modo speculare, afferma per natura il . discriminare i “diversi” xenofobo etnocentrico ESEMPIO: barbari razze biologicamente superiori e inferiori razzismo dottrina dell’esistenza biologica di differenti razze umane caratteristiche morali e intellettive superiorità della razza di appartenenza su tutte le altre purezza predominio classico universalista neorazzismo razzismo differenzialista nesso causale tra aspetto fisico e cultura differenze somatiche superiorità sul piano culturale e morale postulato connessione fra le caratteristiche fisiche e le caratteristiche morali relazione causale le differenze fisiche determinano le differenze culturali per natura valore immutabile della propria identità : tendenza a interpretare il mondo e gli altri in base alle proprie categorie, assumendo la cultura del proprio gruppo di appartenenza come il principale, e talvolta unico, metro di giudizio. : principio la cui validità si ammette , utilizzato per spiegare fatti o costruire una teoria basata sul metodo deduttivo. etnocentrismo postulato a priori Radici delle parole che pratica la xenofobia; dal greco , “straniero” e , “paura”, indica un sentimento di ostilità generica e indiscriminata verso gli stranieri in quanto tali e verso tutto ciò che è o è percepito come straniero. : xenofobo xénos phóbos Consulta il Vocabolario Treccani