Sebbene nulla sul piano biologico autorizzi oggi a suddividere la specie umana in razze differenti, l’uso del termine “razza” è rimasto nel linguaggio comune e ha mantenuto precise connotazioni ideologiche. Il colore della pelle, la forma degli occhi, l’abbigliamento e la lingua sono caratteri distintivi esteriori che continuano a essere utilizzati per pensare l’identità e la differenza fra persone, gruppi e società. Essi continuano a funzionare come potenti marcatori dell’alterità, in base ai quali un gruppo umano si definisce in relazione e in opposizione agli altri gruppi. Quando questo atteggiamento si salda con un certo grado di intolleranza e di conflittualità nei confronti di appartenenti a gruppi percepiti come “diversi”, dà origine a nuove forme di razzismo. La razza da postulato biologico è diventata oggi innanzitutto una costruzione culturale. Il razzismo classico si è debiologizzato ed è ormai quasi del tutto scomparso. Sta affiorando al suo posto un altrettanto pericoloso neorazzismo culturale.