Tra gli “strumenti didattici” di cui il buon maestro si deve servire, Montaigne annovera l’esperienza diretta e il confronto con gli altri, se possibile anche attraverso il viaggio, al quale l’umanista francese attribuisce un grande valore formativo. A questo proposito, infatti, afferma:

la visita dei paesi stranieri, non per riportarne soltanto, secondo la moda della nobiltà francese, quanti passi misura la Santa Rotonda [il Pantheon di Roma] […], ma per riportarne soprattutto le indoli di quei popoli e la loro maniera di vivere, e per sfregare e limare il nostro cervello contro quello degli altri.

M. de Montaigne, Saggi, a cura di F. Garavini, vol. I, Adelphi, Milano 1966, p. 201.

La portata dell’influsso del pensiero di Montaigne in ambito pedagogico è ben visibile in autori successivi come Locke e Rousseau, che hanno attinto ampiamente alle riflessioni tratte dagli Essais per definire le loro proposte educative, tutte indirizzate verso l’idea di individui capaci di esercitare liberamente e criticamente il proprio pensiero.