DA ORA IN POI – L’educazione infantile in Italia nel Novecento In Italia, agli inizi del Novecento, la riflessione sull’educazione infantile è rilanciata dalle esperienze educative promosse dalle sorelle Agazzi e da Maria Montessori. Il cosiddetto metodo Agazzi viene messo a punto dalle sorelle Rosa (1866-1951) e Carolina Agazzi (1870-1945) nell’asilo infantile di Mompiano (Brescia), dove le sorelle arrivano nel 1895. Esse spogliano il modello fröbeliano da ogni convenzionalismo, per dare vita a una scuola materna, concepita come una piccola casa, dove i bambini svolgono attività incentrate su: • un giardino con animali e piante; • un “museo delle cianfrusaglie”, nel quale sono raccolti gli oggetti trovati dai bambini (spaghi, rocchetti, bottoni e così via), che diventano materiale didattico; • i contrassegni, immagini di oggetti di uso comune che hanno lo scopo di abituare i bambini all’uso di parole sempre più lunghe e complesse. Ben diversa è l’impostazione del metodo messo a punto da Maria Montessori (1870-1952), la cui fama è legata alle Case dei bambini (la prima delle quali fu inaugurata a Roma nel 1907). La Montessori, infatti, fa della scienza, in particolare della psicologia, uno degli strumenti di rinnovamento del metodo educativo e sottolinea l’importanza della predisposizione dell’ambiente educativo, che deve essere “a misura” del bambino per favorirne lo sviluppo intellettivo e per permettere al soggetto di muoversi in esso liberamente. Durante il ventennio fascista viene istituita l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (Onmi), che ha l’obiettivo di difendere la famiglia e di incrementare la natalità. L’Onmi si fa promotrice dei primi asili nido per i bambini fino a 3 anni, istituendone anche nelle fabbriche con più di cinquanta donne lavoratrici. La Riforma Gentile del 1923 riconosce alla scuola materna (destinata ai bambini della fascia di età 3-6 anni) un valore educativo, definendola quale grado preparatorio non obbligatorio alla scuola elementare. Ma c’è da attendere gli anni Sessanta e Settanta per un’affermazione piena di queste istituzioni. Nel 1968 nasce la scuola materna statale, come istituzione rivolta ai bambi dai 3 ai 6 anni inserita nel sistema scolastico nazionale. Dal 1991 si adotta per definirla l’espressione di “scuola d’infanzia”. Risale al 1971 invece la prima legge sugli asili nido, rivolti ai bambini dai 3 mesi ai 3 anni, e gestiti dai comuni. Un particolare contributo all’evoluzione della cultura infantile si deve alla fondazione del Gruppo nazionale di lavoro nidi e infanzia, nato a Reggio Emilia nel 1980 per iniziativa di Loris Malaguzzi. L’eredità del pedagogista emiliano è stata raccolta dal Centro internazionale per la difesa e lo sviluppo dei diritti e delle potenzialità dei bambini, sorto a Reggio Emilia nel 1994, che opera sulla scorta delle iniziative educative realizzate nei nidi e nelle scuole d’infanzia di Reggio Emilia, per promuovere esperienze educative di qualità nel mondo. 1.3 IL METODO APORTIANO Aporti sottolinea in prima istanza la necessità di promuovere nelle scuole infantili l’ , attraverso l’osservazione di stampe e semplici esercizi ginnici, così come con il rispetto delle principali norme igieniche circa il vitto, l’abito e l’ambiente scolastico e familiare. Accanto alla dimensione fisica egli ritiene che debbano essere curate anche , che si declinano nell’apprendimento della mediante il metodo intuitivo o dimostrativo, per cui si parte dalla nomenclatura degli oggetti più comuni raffigurati in cartelloni per arrivare, poi, alla formulazione di concetti. Per i bambini più grandi prevede anche l’insegnamento dell’alfabeto, della lettura, della scrittura e quello dei calcoli più semplici. Aporti propone, pertanto, un , che garantisca ai fanciulli provenienti dalle classi più povere, i quali spesso sono immessi molto presto nel mondo del lavoro, l’acquisizione di una preparazione di base. educazione e istruzione fisica l’educazione e l’istruzione intellettuale lingua materna programma di livello elementare