APPROFONDIAMO LA NASCITA DELLA LETTERATURA PER L’INFANZIA La letteratura per l’infanzia e la gioventù narra e insegna, avvince e veicola modelli di comportamento, precetti e gerarchie di valori. È una letteratura vòlta a dilettare e ad educare nel contempo, anche se non sempre i due piani riescono a fondersi: spesso, infatti, slittano l’uno sull’altro, “inquinandosi” a vicenda. Queste peculiarità evidenziate da Anna Ascenzi ( , Vita e Pensiero, Milano 2003, p. 87) hanno pesato a lungo sulla concezione della letteratura per l’infanzia, che è stata ritenuta fino a tempi relativamente recenti come un genere letterario minore. Negli ultimi decenni, sdoganata da questo pregiudizio, la letteratura per l’infanzia ha preso “il volo”, specializzandosi in diversi sottogeneri e per fasce di età, dando vita a un mercato librario molto fiorente e seguito. La letteratura per l’infanzia oggi Le origini Ma quando nasce la letteratura per l’infanzia? Possiamo rintracciare le sue origini nel Settecento, allorquando, sotto la spinta della cultura illuminista, si afferma un’idea nuova d’infanzia, non più concepita come condizione da superare in fretta, ma come fase dello sviluppo dell’uomo con le sue esigenze e peculiarità. In ambito italiano si distingue per la dolcezza e delicatezza della narrazione la raccolta in tre volumi , scritta da Pietro Verri nel 1781 e incentrata sulla nascita, la fanciullezza e l’adolescenza della figlia. Manoscritto per Teresa La fioritura della letteratura per l’infanzia Tuttavia, il vero e proprio sviluppo della letteratura per l’infanzia italiana si registra nel secondo Ottocento, quando sono pubblicati capolavori intramontabili come (1883) di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, e (1886) di Edmondo De Amicis. Da una parte la storia di un immaginario burattino e dall’altra quella di Enrico, un ragazzo della terza elementare di Torino. Due mondi molto diversi, ma entrambi rappresentativi dei valori dell’Italia post-unitaria, da costruire proprio attraverso l’educazione. Il passaggio verso un nuovo linguaggio, più vicino al vissuto dei destinatari diretti dei libri per ragazzi e antesignano delle svolte contemporanee, si compirà con l’entrata in scena di Luigi Bertelli, in arte Vamba. È soprattutto con “Il giornalino della domenica”, il settimanale illustrato per ragazzi nato nel 1906, che Bertelli rompe definitivamente con i modelli di stampo ottocentesco, proponendosi di accompagnare la crescita culturale dei ragazzi del ceto medio, attraverso un giornale in grado di parlare al cuore e alle menti dei bambini e dei ragazzi. Nel “Giornalino”, tra l’altro, esce a puntate tra il 1907 e il 1908 , il capolavoro di Bertelli destinato a diventare un classico della letteratura giovanile. Anche questa opera offre uno spaccato suggestivo sui valori della società italiana in formazione, ma il tutto è raccontato con gli occhi di Giannino Stoppani, il turbolento protagonista della storia, che ha un’innata capacità di combinare marachelle destinate a smascherare tutte le ipocrisie del mondo degli adulti. Le avventure di Pinocchio Cuore Il giornalino di Gian Burrasca Copertina del Giornalino di Gian Burrasca di Vamba (Luigi Bertelli), riprodotta nell’edizione Giunti, Firenze-Milano 2017. Pubblicato per la prima volta fra il 1907 e il 1908 a puntate sul settimanale per ragazzi “Il giornalino della domenica”, questo libro, scritto in forma di diario, segna una svolta nella letteratura per l’infanzia, proponendo un linguaggio più vicino alla realtà dei ragazzi cui è rivolto.