Ricostruire sulle macerie: la “Rinascita carolingia” Nonostante il ruolo assunto dai monasteri nel recupero e nella salvaguardia dei classici, le scuole fiorite al loro interno sono poco frequentate. Il basso livello di cultura non riguarda solo i laici, ma anche la grande maggioranza degli ecclesiastici. Proprio dalla coscienza della decadenza dell’istruzione, a cavallo tra VIII e IX secolo si fa promotore di un capillare , riformando il sistema scolastico e riaffermando l’esigenza della ripresa degli studi classici e dell’utilizzo della lingua latina. Inoltre, per contrastare il monopolio ecclesiastico sull’insegnamento, egli costituisce presso la corte imperiale ( ), ad , sede del Sacro romano impero, un centro di formazione per i funzionari, detto , in cui viene riunito, sotto la direzione del monaco inglese (735-804), il fior fiore degli intellettuali di tutta Europa. Tale iniziativa, che rappresenta il fulcro della cosiddetta “Rinascita carolingia”, porta allo sviluppo di una rete più ampia di istituzioni scolastiche: non possiamo parlare di una generale diffusione culturale, ma non c’è dubbio che grazie alla riforma carolingia si registrino un miglioramento delle competenze linguistiche e grammaticali e un maggiore sviluppo della scrittura e della lettura. Carlo Magno progetto di riorganizzazione culturale palatium Aquisgrana Schola palatina Alcuino di York Intorno al IX secolo intacca il monopolio ecclesiastico sull’ . Carlo Magno istruzione La collettività unita nella conoscenza: la nascita dell’università Più tardi, soprattutto a partire dall’XI secolo, sorgono, oltre a quelle monastiche, anche : in questi centri, istituiti dal potere regio specialmente in Francia e in Germania, si approfondisce lo studio della cultura classica, mentre in Italia si formano prestigiose (Bologna, Pavia, Padova) e (Salerno). In particolar modo, il crescente sviluppo dei centri urbani favorisce il radicamento dei luoghi di istruzione nello spazio cittadino, con la conseguenza di marginalizzare e isolare il contesto rurale dei monasteri. Infine i cambiamenti sociali che avvengono tra il XII e il XIII secolo mettono progressivamente in crisi il modello di istruzione monastico, ormai inadeguato a rispondere alle esigenze dei ceti mercantili sempre più rilevanti sulla scena politica ed economica. Il prodotto tipico di questa nuova realtà cittadina è l’ , un’istituzione o un centro di studi dove l’insegnante, chierico o laico che sia, viene stipendiato dai Comuni o dagli stessi allievi per la funzione pedagogica che svolge. I frequentanti sono per lo più figli di borghesi che si costituiscono in libere associazioni per apprendere le arti liberali: la loro ambizione non è più quella di formarsi in vista della carriera ecclesiastica, ma di gettare le basi per esercitare in futuro una professione, il più delle volte medica o giuridica (i notai per esempio figurano come personalità chiave nell’esercizio delle funzioni di governo). Il è infatti il fiore all’occhiello dell’università più antica d’Europa, (fondata nel 1088), in cui si afferma presto anche un importante indirizzo retorico: importante perché l’arte del parlar bene, connessa al contesto sociale e politico dei Comuni italiani, diventa uno strumento essenziale per la nascita di un , destinato ad assumere un posto di rilievo nelle magistrature cittadine e nell’amministrazione civile. scuole laiche scuole giuridiche mediche università diritto Bologna ceto intellettuale nuovo A partire dall’XI secolo si diffondono le e sorgono le prime . scuole laiche università Pietro Abelardo D3 Un maestro brillante e un seguito di studenti appassionati Historia mearum calamitatum